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Una nuova cultura della formazione

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E se avessimo ReGIONE

SPREAFICO E PIZZUL (PD): “una nuova cultura della formazione”

In tre anni, dal 2009 al 2012, il tasso di disoccupazione in Lombardia è passato dal 5 al 7,9 per cento. Tre punti percentuali che si accompagnano a un tasso di abbandono scolastico, nel corso del primo biennio delle superiori, cresciuto in un decennio (2000-2010) dal 7,8 all’8,2 per cento, contro quello nazionale passato dal 7,2 al 7,8 per cento nello stesso periodo. Nel contempo Regione Lombardia, sempre nel triennio 2009-2012, ha abbassato gli stanziamenti di bilancio regionale da 269,7 a 227,7 milioni di euro, un calo del 15,6 per cento.

Da queste premesse è partito il convegno sulla formazione, intitolato “Creare competenze per una nuova economia”, tenutosi nell’ambito della tre giorni organizzata dal Gruppo regionale del Pd, “E se avessimo ReGIONE noi? Dialoghi per la nuova Lombardia”.

“L’aggravante nell’affrontare il problema di una formazione adeguata a favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, per quanto riguarda questa Regione, sta nel fatto che gli assessorati all’Istruzione e quello all’occupazione sono separati, quando dovrebbero procedere di pari passo, uno dipendente dalle richieste emergenti dall’altro”, ha spiegato in apertura di convegno Fabio Pizzul, consigliere regionale del Pd. E per cercare di rimediare a questa dicotomia, ha proposto di procedere per lo meno a “un’analisi dell’attrattività del sistema formativo lombardo, delle fragilità, dei motivi di esclusione”, ma soprattutto di considerare il concetto più ampio di “cultura del lavoro, perché non è solo questione di trovare un impiego, ma una forma mentis fondamentale per rimettersi in pista”.

Il collega Carlo Spreafico ha ricordato che “in questa regione c’è troppo abbandono scolastico, anche in un periodo di crisi, quando non è il lavoro facile ad attirare fuori dalla scuola e che l’istruzione pubblica è aperta a tutti, è di buona qualità, ma espelle una quota elevata di utenti, mentre la formazione professionale regionale non espelle quasi nessuno ma non è aperta a tutti perché di fatto è a numero chiuso, grazie al sistema contingentato dalla dote formativa”.

Il mondo del lavoro presenta questa situazione, ha proseguito Spreafico: “Centomila lavoratori, mediamente nel 2011, coinvolti nella cassa integrazione, se consideriamo le ore autorizzate con una tendenza 2012 all’aumento della cassa ordinaria, una riduzione della cig e un forte aumento delle deroghe. Nel complesso, sono 200mila i ‘sussidiati’ in Lombardia (cassa, mobilità, deroghe)”.

Il dibattito con i relatori ha messo in luce i nervi scoperti del sistema voluto dal Governo Formigoni – Fausto Tagliabue, della Cisl, ha ricordato che l’ultimo bando on line per dote formativa “alle 12.30 del mattino di apertura era già chiuso ed esaurito”, e Chiara Manfredda, di Assolombarda, ha fatto presente che, comunque, “la dote è uno strumento di finanziamento, ma non risolve nulla se non è collocata all’interno di un sistema” –, ma anche l’importanza della preparazione professionale: oggi il 18 per cento dei ragazzi si iscrive a queste scuole in Lombardia, ha detto Antonio Bernasconi dell’Enaip.

Eppure molto di buono è stato fatto in questi anni, ha ricordato Michele Colasanto, docente della Cattolica, che ha concluso l’interessante dibattito, ma il merito non è tanto dei governi, quanto della mobilitazione sociale, vera, autentica.

Colasanto ha così proseguito: “Servono più simmetrie formative, una miglior distribuzione del lavoro e non solo il sapere. Bisogna inventare offerte formative nuove e l’apprendistato non deve venire inaridito solo perché saranno poche le Regioni che lo prenderanno sul serio”. 

Ecco allora le priorità del Pd, presentate sempre da Spreafico: “Ridurre la forbice tra domanda e offerta di lavoro; un osservatorio della formazione-istruzione del mercato del lavoro per orientare le scelte; una maggiore incisività nelle politiche attive del mercato del lavoro con doti formative premiali; sostegno all’uso dei fondi bilaterali; politiche mirate alla tutela dei giovani artisti che stanno soccombendo alla crisi provocando la perdita di una generazione; l’attivazione di Poli per l’alta formazione tecnica cioè una filiera completa dalla formazione professionale all’università”.

Milano, 15 giugno 2012


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