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Servizio idrico integrato locale: in ritardo di due anni approvata una legge monca

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Servizio idrico integrato PD: “In ritardo di due anni approvata una legge monca. E ora almeno il testo unico”

Tre richieste accolte, tra Commissione Ambiente e Aula, e altre tre, molto importanti bocciate. Ma alla fine “il progetto di legge che contiene le disposizioni in materia di servizio idrico integrato e, dunque, il recepimento dell’esito della sentenza della Corte costituzionale sulle società patrimoniali e del referendum sull’acqua, che attendevamo da anni, è passato e noi, che lo stiamo sollecitando da tempo, abbiamo deciso di astenerci”, spiegano Gianantonio Girelli e Luca Gaffuri, consiglieri regionali del Pd. Nonostante, precisano, “l’iter travagliato e il balletto tra le forze politiche che reggono la Giunta Maroni su un adeguamento normativo che andava adottato almeno due anni fa”.

“La maggioranza ha accettato gli emendamenti in cui chiedevamo di introdurre la nuova definizione degli enti responsabili che si occupano di servizio idrico prevista dallo Sblocca Italia, quello importante in cui si prevede che passino da 20 a 30 anni gli affidamenti, anche quelli già in essere, e quello sui monitoraggi di Arpa, che non devono prevedere oneri aggiuntivi e devono avere modalità e tipologie di analisi tali che ogni 6 anni si possano aggiornare”, fanno presente.

Ma manca tutta una parte di richieste che per il Pd erano fondamentali: “Non  sono stati approvati l’emendamento che prevedeva la titolarità del servizio in capo ai Comuni e l’ordine del giorno che chiedeva di riconoscere a questi enti un ruolo centrale e un rinnovato protagonismo nella gestione del servizio idrico integrato, sia in materia di programmazione degli interventi che di controllo della gestione. E nemmeno quello in cui si impegnava la Giunta a istituire un tavolo di lavoro che predisponesse un progetto di testo unico sulle acque. Infine, eravamo perfettamente in tempo per integrare la legge con almeno un recepimento dello Sblocca Italia: quello che prevede un Ato unico per le città metropolitane. Ma la maggioranza di centrodestra non ne ha voluto sapere”, sottolineano i consiglieri.

“Noi le nostre proposte le abbiamo fatte: speriamo solo che almeno nel Collegato alla finanziaria regionale si inseriscano alcune priorità, come appunto la questione dell’Ato unico – concludono –. E che quanto prima si parta con un vero riordino del settore, allo scopo di razionalizzare e rendere organico il quadro normativo, regolatorio, di competenze e anche di priorità da affrontare. Oggi dissesto idrogeologico, tutela delle acque e servizio idrico integrato sono frammentati non solo tra più assessorati, e questo ha una sua logica, ma anche da un punto di vista legislativo. Per noi, invece, sotto quest’ultimo aspetto, sono un unico argomento che va trattato in maniera organica”.

Milano, 18 novembre 2014


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