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Pesca di frodo: ok alla risoluzione, sanzioni più pesanti e controlli per i predoni del Po

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Pesca di frodo

CARRA (PD): “OK ALLA RISOLUZIONE: SANZIONI PIÙ PESANTI E CONTROLLI PER I PREDONI DEL PO”

 

“Oggi abbiamo approvato velocemente e all’unanimità la risoluzione contro la pesca di frodo nel fiume Po e nei laghi di Mantova e già da subito si potrà partire prendendo adeguati provvedimenti per sconfiggere una piaga che si trascina da ormai troppo tempo”, commenta soddisfatto Marco Carra, consigliere regionale del Pd, capogruppo in VIII Commissione Agricoltura, e primo firmatario del documento, l’approvazione della risoluzione sulla pesca di frodo, avvenuta oggi, martedì 7 luglio 2015, nell’Aula del Consiglio regionale.

Carra ha ripercorso le tappe della vicenda che ha portato all’attuale, insostenibile situazione: “La pesca di frodo aumenta di anno in anno, ma è iniziata con l’immissione del pesce siluro, tipico dell’Est Europa, negli anni Settanta a scopo di pesca sportiva. Successivamente è transitato nel Po dove ha trovato un habitat naturale molto adatto e si è sviluppato arrivando a riprodurre anche grossi esemplari. Nel frattempo, nel nostro territorio, hanno cominciato a venire a pescare questa specie per rivenderla nei loro Paesi, gli ungheresi e poi i rumeni e gli albanesi”.

Fino a far diventare il fenomeno quello dei ribattezzati “predoni del Po e il bracconaggio continua a proliferare, soprattutto per mancanza di controlli e sanzioni pesanti. In più, dal grande fiume i pesci e i loro razziatori si sono spostati nei laghi di Mantova dove è stata trovata una rete di addirittura 2mila metri”.

La lotta alla pesca di frodo, secondo Carra e il Pd, inizia con “l’inasprimento delle sanzioni perché sono davvero troppo irrisorie”, ma la risoluzione impegna la Giunta, su un più ampio fronte, a prevedere “un inasprimento delle sanzioni amministrative ed accessorie che fungano da efficace deterrente nei confronti dei pescatori di frodo, valutando l'opportunità di procedere anche al sequestro amministrativo e all'eventuale confisca degli autoveicoli e dei natanti utilizzati, in aggiunta a quello, già previsto, degli strumenti e delle reti; a valutare la possibilità di ridurre i canoni di concessione applicati dalla Regione Lombardia anche attraverso la stipula con gli operatori fruitori del fiume, di apposite convenzioni, in cui a fronte di una riduzione del canone, si possa concordare l’installazione, sulle strutture galleggianti di loro appartenenza, di sistemi di video-sorveglianza con la registrazione dei dati nel tempo visualizzabili a distanza; a promuovere il coinvolgimento degli enti interessati in modo da coordinare interventi efficaci di controllo sulle rive dei fiumi e laghi interessati dal fenomeno quali ad esempio l’obbligo della registrazione delle persone che si apprestano a mettere in acqua la propria imbarcazione in prossimità delle strutture di alaggio e la chiusura delle rampe di accesso al corso d'acqua nelle ore notturne, dal momento che, nella maggior parte dei casi, la refurtiva viene allontanata via terra con furgoni che arrivano al fiume attraverso le strade golenali”.

Milano, 7 luglio 2015


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