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Il Papa Giovanni XXIII non è solo un grande ospedale, vanno considerate anche le sue alte specialità

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BARBONI (PD): “IL PAPA GIOVANNI XXIII NON E’ SOLO UN GRANDE OSPEDALE GENERICO. VANNO CONSIDERATE ANCHE LE SUE ALTE SPECIALITA’, PURE SE FANNO MENO NUMERI”

Come previsto da una norma transitoria contenuta nella riforma sanitaria votata quest’estate e anche in virtù di un ordine del giorno fatto approvare dal Pd, si è iniziato oggi, in Commissione Sanità, a discutere della possibile conservazione di alcune AO che conserverebbero il loro status senza essere trasformate in Asst. Il Niguarda di Milano, gli Spedali Civili di Brescia, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il Circolo e Fondazione Macchi di Varese e il San Gerardo di Monza avrebbero le caratteristiche, infatti, secondo il decreto Balduzzi, per essere "hub" per via della presenza di almeno 5 alte specialità (EAS) per gli interventi a più elevata intensità e complessità, dedicate all'emergenza urgenza e equipe specializzate. “Il metodo di confronto dei dati usato per il presidio di Bergamo non è però il più opportuno – lamenta il consigliere Pd Mario Barboni - . Essendo il nostro ospedale anche un ospedale generico, infatti, l’alta specializzazione è stata assolutamente minimizzata. E’ evidente che la maggior parte dei numeri siano fatti con la genericità, essendo quello bergamasco anche un grande ospedale pubblico che serve un territorio popoloso. Il Papa Giovanni XXIII, per questo, non è confrontabile con un ospedale solo monospecialistico. Così come presentataci, l’ipotesi di una sua trasformazione in Asst, appare possibile, ma i dati utilizzati non scattano una fotografia utile a compiere delle scelte equilibrate, avanzate e innovative di politica sanitaria”.

Milano, 30 settembre 2015


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