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Il cambiamento necessario

Sono bastate poche ore e dall'era Maroni siamo passati all'era Fontana.
Quello che, nel centrodestra, sembrava essere il padre padrone della Lombardia è stato archiviato con una velocità degna di Usain Bolt.
Miracoli di un centrodestra che, in barba a idee e programmi per la Lombardia, ha in mente un unico obiettivo: rimanere nella stanza dei bottoni della regione. Per far che cosa non importa: perdere Palazzo Lombardia sarebbe simbolicamente e politicamente devastante per chi ha fatto della Lombardia il totem di una strategia di occupazione del potere.
Maroni ha dimostrato grande abilità e spregiudicatezza nel perseguire l'unico obiettivo che, da trent'anni a questa parte, pare interessargli davvero, ovvero la propria sopravvivenza politica. Se non ci trovassimo di fronte a due personaggi agli antipodi tra loro (lasciamo a voi le considerazioni in tal senso) e se altri aspiranti a questo ruolo non si offendessero, potremmo quasi dire che Maroni sta alla Seconda Repubblica come Andreotti sta alla Prima. Ma rispettiamo quanto chiesto da Maroni riguardo alla dimensione personale della sua scelta e "tiremm innanz".
D'altronde è proprio quello che sta facendo il centrodestra che ha scelto a tempo di record il nuovo cavallo su cui puntare per evitare che le striscianti lacerazioni interne esplodano proprio alla vigilia del confronto elettorale. Ecco così spuntare il nome di Attilio Fontana, leghista di lungo corso, principale esponente della corrente istituzionale del movimento di Salvini, che si è guardato bene dal presenziare all'incoronazione del nuovo candidato e sta cercando di capire come neutralizzare la chiara minaccia che ormai rappresenta per lui lo scadente governatore Lombardo.
Proprio nei giorni in cui Grillo pare defilarsi rispetto al Movimento che ha fondato, in Lombardia assistiamo all'ennesima epifania politica di Berlusconi, garante incontrastato di un accordo che lascia la regione tra le grinfie di una Lega sempre più confusa e frastornata tra sirene sovraniste e nostalgie localiste. Dalla sua villa di Arcore Berlusconi dirige le danze e pare riportarci indietro di vent'anni e più.
Bene fa Giorgio Gori, di fronte a queste convulsioni in campo avverso, a continuare il suo viaggio tra le diverse zone di Lombardia per raccontare come sia possibile una regione diversa e come si necessario fare meglio di coloro che in questi anni si sono limitati a difendere se stessi.
Lavoro, sanità e qualità ambientale sono tra le priorità programmatiche di centrosinistra che ha il compito di restituire credibilità a istituzioni consumate e affaticate da una stagione politica che si è più preoccupata di addossare colpe agli altri che di sostenere e promuovere le qualità della regione.
La Lombardia ha le spalle larghe ed ha resistito anche a Maroni e ai suoi, ma tutti gli indicatori dicono di un sostanziale arretramento della nostra regione in Europa e rispetto ad altre regioni italiane.
Giorgio Gori ha dimostrato di saper ben governare a Bergamo e si è posto in ascolto delle migliori risorse della Lombardia con l'idea di proporre una gestione aperta e condivisa della regione.
Crediamo che questo schema sia ancora possibile anche a livello politico: il centrosinistra lombardo può e deve essere il più ampio possibile e Giorgio Gori ha le carte in regola per fare da garante a una pluralità di sensibilità e posizioni che può aiutare a superare le evidenti frizioni politiche nazionali. La Lombardia è sempre stato un vivace laboratori economico e sociale, può confermare questo suo ruolo anche a livello politico. Se, malauguratamente, questo non risulterà possibile a livello formale, siamo convinti che potranno essere gli elettori a promuovere questa prospettiva, nella consapevolezza che la Lombardia è troppo importante per venire sacrificata a pur importanti logiche di politica nazionale.
E' vero che in Lombardia ci si gioca un pezzo importante delle elezioni nazionali, ma non bisogna dimenticare che la Lombardia è il fulcro del futuro sociale ed economico del nostro Paese.
Il gran rifiuto di Maroni apre prospettive inedite, sarebbe un peccato, o forse anche un delitto, non esplorarle fino in fondo.

Novità Settegiorni # 433 del 12/01/2018