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AGROALIMENTARE: UN RAPPORTO IN CHIAROSCURO

I dati forniti dall'IRER confermano la primazia nazionale di un sistema agroalimentare rivolto al futuro e all'innovazione ma fortemente minacciato da una politica dei prezzi alla produzione penalizzante per i produttori

Il Rapporto IRER 2010 sull'Agroalimentare della Lombardia ha confermato che il nostro sistema regionale è il più importante a livello italiano ed uno dei più rilevanti a livello europeo. Con un valore alla produzione vicino agli 11,6 mld di euro (15,5% del totale nazionale) rappresenta il 3,7% del PIL regionale. Un valore che sale all'11,3% una volta presi in considerazione i margini di commercio e trasporto. Un sistema fatto di 70.000 strutture produttive, 229.000 lavoratori di cui 150.000 stabilmente occupati.
Quindi tutto bene? Non proprio stando alla declinazione dei dati 2009 e agli effetti di una crisi che ha portato, in campo agricolo, una maggior volatilità dei mercati, una contrazione della domanda, una diminuzione della produzione agricola e delle esportazioni e una diminuzione dei prezzi agricoli.
Si tratta di fattori su cui mantenere una forte attenzione rispetto a cui vanno sviluppate politiche di attenzione mirate anche da parte di Regione Lombardia.
Ne sono consapevoli Fabrizio Santantonio e Francesco Prina che colgono l'occasione della presentazione del Rapporto per appuntare alcune riflessioni. "Le relazioni - affermano i consiglieri del PD - dicono chiaramente che l'agroalimentare lombardo è un settore di eccellenza nei numeri e nella capacità di fare innovazione. È però indubbio che il risultato 2009 è un campanello d'allarme cui prestare molta attenzione. Lo diciamo soprattutto per la componente dei produttori, coloro che hanno dovuto affrontare una contrazione significativa dei prezzi.
Lo dice chiaramente il Rapporto che stima la diminuzione del valore ad un - 9,3% a causa di una diminuzione dei prezzi che segna un - 9,4%. Vediamo che ormai il 57% delle entrate agricole viene assorbita dalla spesa per acquisto dei mezzi di produzione e il ricorso al credito agrario è cresciuto del 4,8%".
Da qui per il PD è necessario ripartire: dall'evidenza di una difficoltà, che è anche europea, di remunerare l'attività agricola in modo equo e correttamente premiale per l'impresa agricola.
"L'agricoltura lombarda, e il settore agroalimentare a ricaduta, devono attrezzarsi per il futuro. Abbiamo innanzitutto la sfida della PAC dopo il 2013 e delle nubi che si addensano viste le voci di una diminuzione consistente dei trasferimenti per il settore agricolo. In secondo luogo va accompagnato il processo di trasformazione dell'impresa agricola sul versante generazionale e della cultura utile ad una impresa che deve saper diversificare la propria azione per affrontare le fasi congiunturali. Tutto questo è possibile farlo con una forte concertazione delle politiche con le rappresentanze agricole, incidendo nelle decisioni europee, attraverso richiami precisi alle scelte di difesa dell'agricoltura di qualità - qual è quella lombarda - e svolgendo una funzione di governo dei prezzi agricoli in grado di remunerare equamente lavoro e impresa agricola. In questa prospettiva Expo 2015 può giocare un ruolo fenomenale di promozione di una politica agricola attenta all'innovazione, alle tecniche di diversificazione, all'ingresso di nuove figure giovani e professionalmente preparate, a dare risposte concrete ad un sistema imprenditoriale come quello lombardo inserito in uno scenario internazionale in grande cambiamento".

Novità Settegiorni # 115 del 05/11/2010