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A RISCHIO IL PARCO DELLO STELVIO NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI LOMBARDE

Smembramento di uno dei parchi più importanti del Paese, Roma lo vuole e la Lombardia esegue

Il declassamento del Parco nazionale dello Stelvio a livello provinciale è stato avviato nel silenzio delle istituzioni lombarde, ovvero da parco provinciale per la parte trentina e regionale per quella lombarda. Nella precedente newsletter, era stata sollevata la questione, interpellando l'assessore regionale ai Sistemi verdi e parchi Colucci, che non ha tardato a dare la sua risposta rilevando che ciò che sta accadendo è un'occasione per migliorare lo Stelvio. Non trascurabile la posizione assunta dal governatore Durnwalder che ha assicurato di non aver venduto il parco per il voto del 14 dicembre al Governo.
All'affermazione dell'assessore è seguita ulteriore preoccupazione sollevata da Giuseppe Civati che ha ribadito come Regione Lombardia stia subendo lo smembramento di uno dei parchi più importanti del paese. "Formigoni e Colucci ci spieghino che ruolo ha avuto, se lo ha avuto, la Regione e, condividendo l'appello delle associazioni ambientaliste, come intendano correre ai ripari" ha dichiarato Civati.
Anche Fabrizio Santantonio ha commentato i silenzi e le flebili giustificazioni che cercano di raccontare come questa novità rappresenti una grande occasione per il Parco nazionale dello Stelvio . "In sostanza - ha commentato Santantonio - vedo solo che ci hanno fatto bere una scelta romana imposta sopra le teste lombarde senza motivazione e urgenza e il risultato è un Parco nazionale che diventa provinciale, con l'ovvio declassamento e indebolimento delle politiche ambientali. Ma qualcuno dovrà anche spiegare chi lo gestirà e con quali risorse. Se questa è la politica ambientale di Regione Lombardia, mi spaventa il futuro dei parchi lombardi". E di "silenzi che pesano moltissimo" ha parlato anche Angelo Costanzo, eletto a Sondrio, che ha dichiarato: "Sono i silenzi dei rappresentanti istituzionali interessati in prima persona, per questa ragione più colpevoli di altri, a partire da quelli del presidente della Provincia e dei parlamentari locali. In questa vicenda esce sconfitta la visione unitaria del Parco nazionale che rimane solo nel nome. Lo Stelvio è entrato di fatto nello scenario della politica nazionale: non si vuole chiamarlo scambio di voti? Sicuramente, però, qualcuno ha fatto valere un peso contrattuale che in condizioni normali non avrebbe avuto. Si sceglie, così, di privilegiare gli interessi romani a quelli del territorio, al di là degli slogan, come il famoso 'padroni a casa nostra'. Ma quello che contano sono i gesti. E in questo caso anche i silenzi", ha concluso Costanzo.

Novità Settegiorni # 120 del 17/12/2010