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LA POLENTA, LA STUFA E IL CROCEFISSO

I leghisti fanno votare a maggioranza, in commissione, l'affissione del simbolo religioso negli uffici regionali. Perché è un elemento di tradizione, dicono loro

Non è passato molto tempo da quando festeggiavano gli dei pagani celti. E ancora oggi ricorrono a riti, come bere l'acqua del Po, che poco hanno a che fare con le grandi religioni monoteiste. Eppure i leghisti sanno cambiare bandiera comportamentale a seconda del vento. Dopo che si sono presentati come forza politica lontana dal cattolicesimo e per anni se ne sono vantati, ora si fanno addirittura baluardi e difensori dei simboli della religione cristiana. Peccato che per loro il principale di questi, il crocefisso, rimanga comunque solo un fenomeno di "tradizione", una sorta di retaggio del passato. Che come tale va difeso, un po' come la polenta o la stufa della nonna. Perché è così che lo presentano nella relazione della loro proposta di legge, passata a maggioranza in commissione Cultura del consiglio regionale e ora pronta a passare il vaglio dell'Aula. Se dovesse arrivare in fondo, il crocefisso potrà essere esposto in ogni edificio della Regione, negli ingressi e nelle sale. Senza obblighi e senza specificazioni ulteriori, come ha chiesto il Pdl per poter dare la sua approvazione.
I consiglieri del Pd, cattolici compresi, hanno decisamente votato contro una proposta strumentale, fuori tempo e fuori luogo, probabilmente anche non di competenza della Regione (e lo ha detto a chiare lettere il Servizio assistenza legislativa e legale di quest'ultima), che oltre tutto svilisce il significato del simbolo religioso.
"Nonostante i possibili problemi di costituzionalità e la non competenza legislativa della Regione in questa materia (riservata allo Stato dall'art. 117 della Costituzione), Lega e Pdl hanno voluto approvare una legge che prevede che la Regione stanzi 2.500 euro per l'acquisto di crocifissi da esporre in tutti gli stabili di proprietà della Regione", hanno detto Fabio Pizzul e Mario Barboni, facendosi portavoce dei colleghi del Pd in commissione. L'obiettivo è, come si legge nel testo, di 'riconoscere i valori storico-culturali e sociali e le radici giudaico-cristiane' di Regione Lombardia.
"Sottolineando che la Regione ha il diritto di esporre ciò che vuole nei suoi locali, come avviene per la Rosa Camuna o altri simboli civili, la Lega ha inteso promuovere la presenza del crocifisso come simbolo laico di fratellanza e tolleranza, spogliandolo di gran parte del suo significato religioso e identificandolo come simbolo identitario e tradizionale", spiegano Fabio Pizzul e Mario Barboni.
"La sensazione è che ci sia stata una pervicace volontà di approvare una legge non necessaria, e forse anche al di fuori delle competenze della Regione - continuano - unicamente per marcare una primogenitura nella difesa di valori che andrebbero vissuti più che solamente proclamati e che non possono certo trasformare in un semplice elemento di arredo. Va anche sottolineato come non sia necessaria una legge regionale per prevedere l'esposizione del crocifisso nei locali della Regione, sarebbe bastata una circolare della Giunta o della Presidenza del Consiglio, ma che evidentemente non avrebbe però avuto lo stesso valore mediatico".
Al di là del fatto che l'esposizione del crocifisso non faccia del male a nessuno, proseguono Pizzul e Barboni, "rimangono tutti i dubbi relativamente allo strumento e alla modalità scelte per portare a casa questo risultato: fin qui lo Stato ha sempre agito con disposizioni regolamentari e il fatto che in Lombardia si sia scelta la legge crea più di un dubbio riguardo alla cultura istituzionale, al rispetto delle competenze, al riconoscimento della laicità dello Stato e alla effettiva volontà di rispettare il crocifisso più che di condurre una battaglia ideologico politica. Lo stesso inserimento della frase 'radici giudaico-cristiane' (della Lombardia!) nell'articolo 1 della legge è una spia di queste possibili derive".
Il Pd ha votato contro, precisano i consiglieri, "per sottolineare il disagio rispetto alla scarsa attenzione ai possibili problemi costituzionali e istituzionali e per evidenziare come una generica definizione del crocifisso come simbolo storico-culturale rischi di depotenziarne il significato e di trasformarlo in una sorta di suppellettile legata a una tradizione che non si è in grado o non si vuole rendere attuale con l'unica cosa che davvero conta, ovvero la testimonianza concreta dei valori che il crocifisso porta con sé e che non sempre sembra siano stati presenti nella storia della Lega".

Novità Settegiorni # 149 del 22/07/2011