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PICCOLI COMUNI, RISCHIO CAOS E INEFFICIENZE

Due manovre consecutive mettono a rischio le unioni già operanti. La Regione deve intervenire. Martedì in Aula una mozione del PD

Il decreto legge n.78 del 31 maggio scorso ("Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica"), in particolare l'articolo 14, impone e disciplina l'obbligo per i comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 5.000 abitanti di esercitare in forma associata le loro funzioni fondamentali: funzioni generali di amministrazione, funzioni di polizia locale, funzioni di istruzione pubblica, funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti, funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente e funzioni del settore sociale e assegna alla Regione il compito d'individuare con propria legge la dimensione territoriale ottimale e omogenea.
Il decreto legge n. 138 del 13 agosto ("Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo"), in particolare all'art. 16, impone e disciplina per i comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti l'obbligo di esercitare in forma associata la totalità delle funzioni e servizi ad essi pertinenti, tramite unione di comuni con conseguente decadenza delle giunte comunali, oppure tramite convenzione. La normativa scoraggia l'unione tra i comuni sotto i mille abitanti e quelli che superano quella soglia: l'unione, come concepita dalle norme citate e a differenza di quanto previsto finora, prevede la decadenza di tutte le giunte comunali dei centri che si associano e la riduzione delle prerogative dei consigli comunali. È un meccanismo che scatta quando nelle unioni ci sono anche comuni con meno di mille abitanti, ragione che sta mettendo in crisi la maggioranza delle unioni di questo tipo già operanti.
Questo meccanismo ha anche un secondo effetto negativo: i comuni sotto i mille si vedono costretti a cercare partner lontano dai propri confini per raggiungere la soglia tassativa di 5mila abitanti, 3mila se in montagna, con le conseguenze che si possono immaginare: servizi gestiti in modo associato da comuni distanti tra loro.
Sempre il decreto legge 138 estende l'applicazione delle disposizioni vigenti per i comuni in materia di patto di stabilità interno a tutti i Comuni con popolazione superiore ai 1.000 abitanti a decorrere dall'anno 2013, nonché alle unioni di comuni costituite da Comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti a partire dall'anno 2014. Fino ad oggi solo i comuni sopra i 5.000 abitanti hanno il vincolo del rispetto del patto di stabilità.
E le scadenze sono imminenti: secondo i due decreti legge entro il 31/12/2011 i Comuni devono esercitare obbligatoriamente in forma associata almeno due delle sei funzioni fondamentali.
Per queste ragioni il Partito Democratico ha scritto una mozione che sarà discussa martedì in Consiglio regionale, con la quale chiede alla Giunta Regionale di convocare urgentemente la Conferenza Unificata e operare in quell'ambito perché sia modificata la normativa in alcuni punti essenziali:
o continuità territoriale delle unioni di comuni cui i piccoli Comuni sono chiamati a fare parte;
o decadenza automatica degli organismi di governo di tutti gli enti aderenti all'unione di comuni nella quale siano presenti sia Comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti sia Comuni di maggiore taglia demografica;
o rapporti con le Comunità montane;
o applicazione ai piccoli comuni delle disposizioni inerenti il patto di stabilità interno;
Il documento del PD chiede inoltre di salvaguardare le Unioni di Comuni Lombarde già operanti per preservare gli investimenti che in questo senso Regione Lombardia e i Comuni hanno compiuto; di procedere alla scrittura di una legge regionale per determinare entro il 17 novembre di quest'anno, limite imposto dalla normativa nazionale, più appropriati limiti demografici per l'esercizio associato delle funzioni comunali, anche prevedendo deroghe o graduando tali limiti demografici per fasce territoriali che tengano conto delle peculiarità geografiche e di densità abitativa

Novità Settegiorni # 157 del 14/10/2011