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ARRESTI, RIFIUTI E CANTIERI: UN FULMINE SULLA GIUNTA FORMIGONI

Il vicepresidente del consiglio in carcere. Il governatore che teme il confronto con l'Aula. La cava che il Pd non voleva diventasse discarica. Cronaca di una settimana 'calda'

Un fulmine a ciel sereno sul palazzo più alto della Lombardia: Franco Nicoli Cristiani, attuale vicepresidente del consiglio regionale, ma soprattutto, a lungo, assessore della Giunta Formigoni e sicuramente uomo non certo inviso al governatore lombardo, viene arrestato. Il provvedimento di custodia cautelare avviene su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia, in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia e l'Arma dei Carabinieri, che mettono le manette anche a Giuseppe Rotondaro, coordinatore delle attività di Arpa Lombardia. Cosa c'è in ballo si capisce dai sequestri: quello dei cantieri della costruenda autostrada Brebemi in località Fara Olivana con Sola (Bg) e Cassano d'Adda (Mi), di una cava in località Cappella Cantone (Cr) e di un deposito di trattamento rifiuti in località Calcinate (Bg). Autorizzazioni per una discarica, trasporto e smaltimento rifiuti avvenuti in modo non chiaro, origine del materiale inerte - ma forse pericoloso - con cui sono state realizzate le massicciate dell'autostrada: questi i dubbi che i magistrati vogliono sciogliere.
In casa di Nicoli Cristiani i carabinieri trovano due buste ancora chiuse contenenti in tutto 100mila euro. Per il Procuratore aggiunto di Brescia Fabio Salamone, già noto per inchieste eccellenti, la prova del passaggio di mazzette. Intercettazioni e prime ammissioni di Nicoli Cristiani ("Sono rovinato") completano il quadro.
I primi a prendere posizione sulla notizia del giorno sono Sara Valmaggi e Carlo Spreafico, vicepresidente e consigliere segretario del consiglio regionale, entrambi Pd, che a caldo dichiarano: "Ribadiamo la nostra fiducia nella magistratura. Sottolineiamo che a quanto si apprende i fatti contestati a Nicoli Cristiani non sono in alcun modo riferiti ad attività relative alle funzioni dell'Ufficio di presidenza. La nostra preoccupazione ora è quella di tutelare la dignità del consiglio e del suo Ufficio di presidenza. Per questo chiediamo che Formigoni riferisca in Aula sui fatti già nella prossima seduta".
Richiesta immediatamente reiterata da Luca Gaffuri e Maurizio Martina, capogruppo consiliare e segretario regionale del Pd, che aggiungono: "Chiediamo al presidente Formigoni di dare avvio quanto prima a un'indagine all'interno dell'Arpa", e invitano Nicoli Cristiani a dimissioni immediate.
Ma dalle parole del Pd appare chiaro che questa sembra essere l'ultima di una serie di vicende che caratterizzano la storia del governo Formigoni: "Da altre delicate vicende, fra cui il caso San Raffaele, fino a quest'ultima, emerge un grave problema di rispetto delle regole e di efficacia e autonomia del sistema regionale dei controlli. Non si tratta certo di sole vicende personali, bensì di un serio problema che coinvolge direttamente l'operato dell'amministrazione regionale".
E subito capogruppo e segretario regionale mettono il dito nella piaga: "La nostra battaglia sulla cava di Cappella Cantone era giusta e proprio per questo avevamo chiesto solo poche settimane fa al consiglio di sospendere il decreto regionale che aveva autorizzato l'avvio dei lavori della discarica di amianto". Richiesta corretta, considerato che alla base dell'inchiesta bresciana sembra proprio esserci l'iter autorizzativo per Cappella Cantone.
E poi per il Pd c'è "una forte preoccupazione non tanto di natura giudiziaria, ma tutta politica e amministrativa. Il ruolo dell'Arpa e il delicatissimo tema in questione impongono la massima assunzione di responsabilità da parte di Regione Lombardia. Tra rifiuti, cave, bonifiche, amianto, autostrade e, sullo sfondo, le indagini dell'antimafia, sono tanti e inquietanti gli elementi che emergono dall'indagine. In particolare, si parla di rifiuti pericolosi utilizzati come sottofondi stradali, non solo inerti ma anche materiali contenenti cromo esavalente", aggiunge Giuseppe Civati.
Guai a toccare Formigoni, però: il Pdl si scatena e dà degli sciacalli ai consiglieri di minoranza che chiedono al presidente un confronto sui fatti in consiglio. Gaffuri è costretto a ricordare che non solo Nicoli Cristiani è vicepresidente del consiglio, ma "è stato assessore all'Ambiente ed energia nella legislatura iniziata nel 1995, ha proseguito con il medesimo mandato nella legislatura del 2000 e dal 2005, anche se non fino alla fine, è stato assessore al Commercio e mercati. Ci pare appena il caso di ricordare, poi, che Nicoli Cristiani e Formigoni militano nello stesso partito, il Pdl, appunto".
Eppure sembra che al presidente lombardo non interessino gli appelli dei suoi consiglieri, ma, come spesso fa, partecipa a trasmissioni e interviste e organizza conferenze stampa per difendersi a spada tratta e su tutta la linea da ipotetici coinvolgimenti nel caso.
Il primo atto 'politico' del Pd arriva il giorno dopo: i consiglieri membri della VI Commissione Ambiente (Giuseppe Villani, capogruppo, Giuseppe Civati, Arianna Cavicchioli, Giambattista Ferrari e Angelo Costanzo) chiedono che "il presidente di Arpa Enzo Lucchini, ex consigliere e vicepresidente del consiglio regionale, appartenente al Pdl, venga urgentemente a riferire in Commissione in merito agli sviluppi dell'inchiesta della Procura di Brescia che ha portato all'arresto, tra gli altri, del coordinatore dell'Arpa".
Nel pomeriggio, alla riunione dei capigruppo del consiglio regionale, la maggioranza insiste: non chiamerà Formigoni in Aula a riferire. E la minoranza non molla: "Abbiamo chiesto chiaramente e per l'ennesima volta in due giorni che il presidente di una Regione che qualche problema certamente lo ha, venga in consiglio regionale, che è la massima assise della Lombardia, a riferire sui fatti che riguardano un ex membro della sua Giunta. Ma Lega e Pdl non ne vogliono sapere. La maggioranza non intende discutere nel luogo deputato di ciò che sta accadendo", sintetizzano le opposizioni.
Pd, Idv, Udc e Sel sono indignati: "Formigoni non risponde ai nostri appelli, se non a distanza e con tentativi di difesa a oltranza della sua posizione, e dà la sua versione dei fatti prima ai mass media che a noi che di questa Regione siamo i rappresentanti dei cittadini, delle comunità e dei territori".
Il tempo di fare le proprie rimostranze e il presidente, troppo tirato per la giacchetta forse anche dai suoi stessi uomini, decide che lunedì 5 dicembre sarà in Aula per affrontare la realtà. Intanto, il Pd non si ferma e deposita un'interpellanza rivolta sempre al presidente, ma soprattutto all'attuale assessore regionale all'Ambiente Marcello Raimondi, in cui si chiedono chiari lumi sui controlli effettuati a cave e cantieri in Lombardia e sulle azioni messe in atto dall'Arpa e dall'assessorato all'Ambiente proprio nelle aree sottoposte a sequestro, prima del 30 novembre. "Ma ci interessa anche sapere se Regione Lombardia intenda attivarsi per una verifica delle condizioni di sicurezza ambientale e di regolarità nelle attività di cavazione, di smaltimento rifiuti e del loro utilizzo nelle opere stradali messi in essere dal gruppo Locatelli. Formigoni e Raimondi devono dirci pure se intendono finalmente sospendere i decreti autorizzativi relativi all'apertura della discarica di cemento amianto in località Cappella Cantone", dicono i consiglieri dei territori e il capogruppo.

la storia della discarica che si poteva evitare

Novità Settegiorni # 164 del 02/12/2011