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RIFUGI SULLE MONTAGNE. MA DI CARTA

Regione Lombardia vuole estendere il marchio di qualità ai rifugi. Il Pd avverte: fatto così è solo altra burocrazia

Un mega questionario da compilare. Un mostro con decine di domande e decine di pagine. Per farsi attribuire un marchio di qualità che serva a essere riconosciuti dai turisti più avveduti. Ma è necessario, soprattutto se si parla di rifugi alpini? Se lo chiede Carlo Spreafico, consigliere regionale del Pd e segretario dell'Ufficio di presidenza ma anche presidente del Gruppo 'Amici della montagna' dello stesso consiglio: ha partecipato a un incontro che illustrava la novità e si è reso conto della complicazione che gli operatori si dovrebbero trovare ad affrontare. E ora invita l'assessorato - neo nominata la leghista Luciana Ruffinelli - a rivedere la questione nel senso della semplificazione.
Ma come si è arrivati a questo punto? Tutto nasce dal fatto che l'assessorato Sport e giovani di Regione Lombardia in collaborazione con Unioncamere e Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche, società del sistema camerale) hanno deciso di estendere il marchio "Q - Ospitalità italiana" anche ai rifugi alpinistici ed escursionistici della Lombardia. Come si legge sul sito dell'Isnart, il marchio Ospitalità italiana è una certificazione promossa dalle Camere di commercio per valutare l'offerta ricettiva e ristorativa di qualità in Italia. Regione, Unioncamere e Isnart stanno presentando il marchio nelle province lombarde montane. All'incontro di Lecco c'era anche Spreafico che si è accorto subito della falla in una proposta apparentemente buona: "Il marchio di qualità per i rifugi non deve essere un'occasione per complicare la vita e l'attività dei gestori - dice -, né tanto meno per appesantire inutilmente la legge a suo tempo approvata proprio con la finalità di riconoscere la particolarità del rifugio che è un presidio alpino in ambiente ostile".
E poi c'è l'altro tipo di ricettività: "Diverso è il caso dei rifugi escursionistici - aggiunge Spreafico -. Nei criteri per la certificazione del marchio di qualità, presentato dai dirigenti dell'assessorato Sport e giovani di Regione Lombardia, mi pare siano stati adottati metodi più adatti agli alberghi che ai rifugi, che mi auguro l'assessore modificherà con una nuova determina, onde evitare che anziché dare una mano alla qualità venga data una spinta a ulteriore burocrazia. Si rischia di costringere gli operatori a produrre una montagna - è proprio il caso di dirlo - di carta con dei risultati non chiari e senza avere la certezza di un vero ritorno in termini turistici ed economici. Se l'idea di base è buona, va tuttavia semplificata e mi aspetto che sia l'assessorato a farlo".

Novità Settegiorni # 183 del 04/05/2012