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Un voto che fa primavera

Il primo turno della amministrative ha dato chiari segnali di cambiamento in Lombardia. Non sono messaggi univoci, come vedremo, ma segnano in modo evidente un cambio di stagione che va rafforzato con il ballottaggio e con un rinnovato impegno sui temi che stanno provocando disagio e paura tra i cittadini.
La tornata elettorale ci consegna un Partito Democratico in salute, capace di assorbire molto meglio di altri i colpi dell'astensionismo e della cosiddetta anti-politica. Un buon mix tra la scelta delle persone giuste, la presenza sul territorio e la partecipazione ha consentito di conquistare consenso anche in zone fino a ieri considerate roccaforti di voto del centro-destra. Solo qualche mese fa un risultato del genere era difficile da ipotizzare, ma c'è ancora tanto lavoro da fare.
La primavera evocata dal titolo è stagione di cambiamento e di contraddizioni. Chiede la fatica di svegliarsi dal torpore dell'inverno e porta con sé rischi di acquazzoni e brusche discese della temperatura. Metafore che ci suggeriscono la necessità di lasciare ad altre stagioni l'esultanza e la possibilità di godere di risultati stabili e consolidati. Si tratta ora di costruire le condizioni perché dal ballottaggio arrivino segnali coerenti con il cambiamento. Si tratta, soprattutto, di fare in modo che l'apertura di credito dimostrata dagli elettori si trasformi in convinto sostegno all'alternativa in Lombardia. Si parte dai comuni, dove la buona amministrazione paga ed è spesso più forte della protesta, per arrivare, in un tempo plausibilmente non lontano, alla regione.
Ci sono però segnali da non trascurare.
Il primo è la crescente percentuale di astensionismo. Segnale di stanchezza e disillusione nei confronti di un sistema politico che viene considerato incapace di offrire risposte alla crisi, a partire dall'autoriforma dei partiti stessi. Il non voto non riguarda solo gli altri, interroga anche il Pd che non può permettersi di fare spallucce dicendo che le conseguenze le deve tirare più che altro il centro destra. Servono chiari segni di inversione di tendenza e, laddove sono state ben organizzate, le primarie hanno dimostrato una volta di più di essere un grande strumento di partecipazione e rinnovamento.
Il secondo dato eclatante è l'affermazione del Movimento 5 stelle che fa riferimento a Beppe Grillo. Difficile capire dove arriverà la sua corsa. Il risultato ottenuto non può però essere bollato con l'etichetta della protesta fine a se stessa, porta con sé una voglia di partecipazione dal basso che deve essere considerata un'opportunità importante e una provocazione per tutti i partiti a saper essere più capaci di coinvolgere i cittadini che non vogliono essere considerati solo utili elettori (il termine poteva essere anche un altro), ma chiedono di essere ascoltati.
Terzo segnale. Il voto dei lombardi è un chiaro messaggio di disagio nei confronti del centro destra, ma non è detto che sia definitivo. Per trasformare l'avviso nello sfratto esecutivo di colui che in questi anni ha rappresentato la sintesi politica del centro destra dai piani alti del Pirellone c'è ancora tanto lavoro da fare. La coalizione che sostiene Formigoni esce molto indebolita dal voto, ma paradossalmente la posizione del Celeste è quasi rafforzata dalla doppia debolezza di Lega e Pdl che non possono permettersi di perdere la presidenza della regione.
Godiamoci, allora, le prime belle giornate della nuova primavera lombarda, ma rimbocchiamoci le maniche per cominciare a raccogliere le primizie con il ballottaggio e lavorare affinché il raccolto di un'estate che non sappiamo ancora quando potrà arrivare sia abbondante.
In chiusura, consentiteci un grande grazie a coloro che hanno sostenuto il Pd in questa campagna, agli elettori, ma soprattutto ai candidati che si sono generosamente messi a disposizione della non facile sfida amministrativa.

Novità Settegiorni # 184 del 11/05/2012