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Trenta giorni per guardare al futuro

Formigoni, alla fine, approda alla casa più accogliente, nel senso di più garantita, e pregusta già la sua nuova poltrona di senatore della Repubblica.
Maroni incassa e continua a mostrare il suo faccione su decine e decine di manifesti che inneggiano alla secessione fiscale e a una Lombardia che, nel libro delle favole padane, diventerà la terra senza crisi e senza tramonto.
Albertini, sempre più isolato da coloro che gli avevano promesso sostegno e fedeltà, inasprisce i toni nel tentativo di ritagliarsi uno spazio sulla scheda elettorale, cosa che però chiede firme (non è certo riesca a raccoglierle tutte) più che polemiche.
Tra gli altri candidati, che oggettivamente faticano a trovare spazio, spunta anche l'eterno manifestante Cappato che pare fare della polemica la sua unica arma di visibilità politica.
Ambrosoli, dal canto suo, non modifica il profilo tranquillo e determinato che lo ha caratterizzato fin qui e che ha trovato conferma nella serata inaugurale della sua campagna elettorale a Milano. Il piglio è di chi sa il fatto suo, il passo di chi capisce che l'importante è arrivare alla meta, non bruciare le tappe per presentarsi avanti di un'incollatura a un mese dal voto.
In questo scenario già spiccatamente elettorale, la scuola lombarda deve registrare l'ennesimo smacco sulla vicenda del concorso per dirigenti scolastici: dopo due mesi di attesa, il Consiglio di Stato prende atto che il tecnico incaricato di una banale perizia su una busta non è stato in grado di produrre alcunché. Si dovranno attendere forse altri due mesi perché un altro soggetto porti a termine questo gravoso incarico. Nel frattempo, le scuole lombarde pullulano di dirigenti reggenti che fanno i salti mortali per garantire il corretto funzionamento della didattica. E, se le cose non si sistemeranno entro la primavera, l'anno prossimo la situazione peggiorerà ancora.
E' tornata anche alla ribalta la vicende delle quote latte con un'inchiesta che, anche se non coinvolge direttamente la politica, mette in luce le inadempienze e la cattiva gestione di chi ha consentito che le pur discutibili norme europee non trovassero corretta applicazione, offrendo spazio a furberie di vario genere che non hanno fatto altro che danneggiare gli allevatori più corretti.
Alla fine della prossima settimana dovranno essere depositate le liste per le elezioni regionali. Il Pd ha definito in questi giorni la propria squadra. Tanti bei nomi con un solido radicamento territoriale che conferma il lavoro serio e responsabile fatto in questi anni difficili, anche in zone dove il dominio di Lega e Pdl sembrava incontrastato.
La partita questa volta è vera e aperta. Sbagliava chi si illudeva di aver già vinto, sbaglia chi leggendo qualche sondaggio è già convinto di una sconfitta bruciante. L'unica certezza è che i prossimi trenta giorni saranno decisivi per stabilire chi governerà la Lombardia fino al 2018. L'alternativa è chiara: Maroni e Albertini, con sfumature diverse, propongono una netta continuità che guarda al passato; Ambrosoli offre la novità che guarda al futuro.
Noi sappiamo che, se non si cambia, il declino rischia di bussare pesantemente alla nostra porta, abbiamo un mese per raccontarlo ai lombardi e convincerli a guardare al futuro.

Novità Settegiorni # 213 del 18/01/2013