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VITALIZI, DIAMOCI I MERITI CHE CI SPETTANO

Se sono stati aboliti è grazie al Pd, se oggi si parla di quelli pregressi è ancora grazie al Pd

I vitalizi per gli ex consiglieri regionali sono uno strumento del passato, uno strumento che ha dato luogo a privilegi che oggi stridono con le condizioni in cui il Paese si trova. Quando a giugno del 2011, per iniziativa dell'allora segretario regionale Maurizio Martina, il Pd presentò in assoluta solitudine la propria proposta di legge per riformarli profondamente fu accolto con una certa ostilità da parte di Lega e Pdl. Demagogia, si disse. La proposta era semplice: devono valere le regole di tutti gli altri lavoratori. Sotto la pressione dell'opinione pubblica anche le forze di maggioranza cambiarono atteggiamento e accettarono di formare un gruppo di lavoro: ne uscì una legge più drastica rispetto alla proposta iniziale, con l'abolizione totale del trattamento pensionistico e del trattamento di fine mandato a partire dalla legislatura successiva, ovvero dalla presente. Durante la discussione in Aula il Pd pose il tema dei vitalizi in essere e di quelli che sarebbero arrivati pian piano a godimento con il raggiungimento dell'età pensionabile da parte dei vecchi consiglieri. Fu presentato un emendamento che prevedeva l'innalzamento dell'età da sessanta a sessantacinque anni e un altro che imponeva un taglio del 10% di tutti gli assegni superiori ai 1500 euro mensili. Entrambi furono bocciati da Lega e Pdl.
Anche nel giugno del 2013, quando il Consiglio regionale ha affrontato il taglio delle retribuzioni dei consiglieri e delle dotazioni dei gruppi, il Pd con il capogruppo Alessandro Alfieri e con il vice capogruppo Enrico Brambilla propose, questa volta con successo, un ordine del giorno che impegna la presidenza del Consiglio regionale a proporre una modifica della normativa sui vitalizi in essere partendo dalla sproporzione esistente in diversi casi tra i contributi versati e l'assegno percepito e portasse a una riduzione della spesa complessiva del Consiglio, pari a circa sette milioni di euro l'anno, di almeno il 10%, ovviamente in modo progressivo rispetto all'entità del vitalizio. Proponevamo un contributo di solidarietà per gli assegni maggiori in una materia ad alto rischio di ricorsi e impugnative. Ora che il nuovo gruppo di lavoro sta iniziando ad affrontare i nodi, si vede quanto avevamo ragione nel porre il tema.

Novità Settegiorni # 244 del 31/10/2013