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MA CHE SIA NOSTRANO

Coldiretti chiede uno stop ai suini che provengono dall'est e vengono poi trasformati in prodotti Made in Italy.

"Esprimo soddisfazione per la decisione della commissione Agricoltura del consiglio regionale di approvare un documento che ricalchi l'ordine del giorno e le richieste di Coldiretti Lombardia, a proposito della tutela del vero Made in Italy agroalimentare in particolare per il settore delle carni suine", lo dice Marco Carra, consigliere regionale del Pd e capogruppo in Agricoltura, dopo aver avuto notizia che la Commissione si occuperà della questione.
Come è ormai noto, sempre più spesso e con percentuali sempre più alte, le carni suine per la lavorazione di prodotti che poi porteranno il marchio del Made in Italy e il nome degli alimenti più prestigiosi, sono importate dall'estero. Spesso da una filiera che non ha i criteri e le caratteristiche di quella italiana, né in termini di qualità, né in termini di professionalità.
La Coldiretti ha chiesto, quindi, al Consiglio regionale di esprimersi, accogliendo un ordine del giorno che ha sottoposto innanzitutto alle commissioni consiliari, in cui si chiede, in sintesi, di sollecitare i Ministri delle Politiche agricole e della Salute a fare rispettare alla Commissione europea il termine del 13 dicembre per l'attuazione dell'obbligo di indicazione del paese d'origine o del luogo di provenienza. Ma anche a promuovere tutte le iniziative più opportune per prevenire pratiche fraudolente e ingannevoli a danno del Made in Italy, anche attraverso un sistema che vagli qualità e trasparenza della filiera, al pari dell'analogo percorso che si fa per l'olio d'oliva.
"Spero che ora e quanto prima la Commissione prenda in esame le richieste di Coldiretti Lombardia e che si argini il fenomeno dei prodotti marchiati Made in Italy, ma di fatto provenienti dagli allevamenti di suini all'estero", concludono Carra e i colleghi di commissione Agostino Alloni e Giuseppe Villani.

Novità Settegiorni # 248 del 29/11/2013