settegiorni
linea
  torna al sommario condividi:                                       


Tagliandi e portatori di interesse

Maroni ha ufficializzato che il 21 marzo, a Villa Erba di Como, ci sarà un incontro con le parti sociali per illustrare quello che la sua Giunta ha fatto in un anno e per sentire giudizi. Da lì partirà la verifica e quello che lui stesso ha definito il tagliando della squadra, che, ha precisato il Governatore, si farà sulla base delle cose fatte, non sul manuale Cencelli.
C'è qualcosa che non ci torna in questo metodo, così come peraltro nell'azione amministrativa di Maroni e della sua Giunta.
Coinvolgere le parti sociali è sempre positivo, ma subordinare al loro giudizio la verifica di quanto fatto nel primo anno di amministrazione ci pare un po' bizzarro, tanto più se tutto questo viene collegato a un possibile cambio di deleghe assessorili.
Gli inglesi, che in termini di bilanciamento dei poteri la sanno lunga, definiscono le parti sociali come stakeholders, espressione che potremmo tradurre in italiano con la locuzione "portatori di interessi". La teoria della gestione dei portatori di interessi, di conseguenza, viene applicata attraverso la creazione di relazioni positive con i soggetti sociali, l'interpretazione delle loro aspettative e una condivisione degli obiettivi da raggiungere. Detto in altre parole, è una strategia che mira a costruire percorsi di tutela di interessi e a garantirsi un consenso sulla base delle risposte offerte a questi interessi.
Veniamo all'obiettivo dell'incontro di Villa Erba: illustrare quello che la Giunta ha fatto in un anno. Ma i portatori di interessi non dovrebbero già averlo percepito? Se è necessario convocarli per spiegare quello che la Lombardia ha fatto per loro, forse qualche problema c'è, ovvero c'è il rischio che i provvedimenti adottati siano stati così inefficaci da dover essere spiegati.
Secondo obiettivo del summit comasco è l'ottenere un giudizio sull'operato della Giunta e dei singoli assessori. Anche in questo caso ci pare singolare come un presidente debba affidare la sua squadra a una sorta di esame pubblico: Maroni non è in grado di giudicare quanto fatto dai suoi assessori e per questo ha bisogno di una sorta di pubblico giudizio su collaboratori che gli servono più a livello di pubbliche relazioni che di effettiva strategia politica?
Alla parti sociali andrebbero chieste idee e collaborazione, non giudizi sulla capacità di assessori o sulla loro affidabilità.
Sorge, a questo punto, un altro dubbio. Affermare che il tagliando verrà realizzato sulla base delle cose fatte e non del manuale Cencelli, non significa forse voler scaricare all'esterno (almeno formalmente) tensioni che non si è in grado di gestire con la propria maggioranza politica? Un giochino che non ci convince e che mette a nudo le difficoltà di costruire una proposta organica e solida per la Lombardia.
La sensazione è che il programma elettorale di Maroni esista ormai solo sulla carta o su un file datato un anno fa e che il presidente sia alla ricerca di equilibri e consensi sociali per costruire una linea politica che dipende più dalla necessità di individuare uno spazio di sopravvivenza politica che dalla volontà di costruire percorsi di rilancio sociale, culturale ed economico della Lombardia.
In questa storia si vede un'abissale differenza tra quanto sta accadendo a Roma e quanto non accade in Lombardia: il premier Renzi si rivolge ai cittadini, il presidente Maroni ai portatori di interessi. In Lombardia si cercano equilibri per tirare a campare, a Roma soluzioni per risolvere i problemi. Sono entrambe scommesse rischiose e, come tali, senza garanzia di successo. Noi pensiamo che i veri portatori di interessi debbano essere i cittadini ed che sia con loro e per loro che valga la pena di giocare la partita. Ma a Palazzo Lombardia pare la pensino diversamente.

Novità Settegiorni # 261 del 14/03/2014