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Il momento di scegliere da che parte stare

In politica, come nella vita, contano molto i simboli e la capacità di individuare le cose che contano davvero. Il resto lo fa la grande fatica quotidiana di tenere botta e garantire la coerenza di scelte e atteggiamenti correttamente indirizzati e adeguatamente inseriti in un cammino credibile perché collocati in un orizzonte che riesce a dare senso anche alle cose apparentemente banali.
In politica, come nella vita, bisogna essere in grado di individuare il momento giusto per compiere scelte in grado di dimostrare che si vive e non ci si lascia trascinare da abitudini che rischiano di inaridire la capacità di costruire il futuro.
Queste considerazioni esistenzial-filosofiche ben si attagliano all'attuale situazione della politica lombarda e alla sua ipotetica più che reale guida, Roberto Maroni.
Scossa da un passaggio elettorale che ha visto contenere i danni (e tentare di parlare di successo) la sola Lega, la maggioranza azzurro-verde cerca di mantenersi compatta difendendo il vice-presidente Mantovani e trincerandosi dietro la necessità di fare argine a una corruzione che pare aver nuovamente trovato in Lombardia un ecosistema in cui prosperare.
In questa grande palude, Maroni che fa? Difende, perché non può fare altrimenti, l'ingombrante vice, abbandonato ora anche dagli apparentemente fedelissimi concittadini arconatesi, e si ostina a rimanere aggrappato a un sistema all'insegna di vecchie modalità di nomina che ha l'unico obiettivo di mantenere uno status quo incrostato di fedeltà politica che prevale sulla competenza e sulla trasparenza.
Dopo la Lombardia dello sgargiante e debordante ottimismo formigoniano (smentito dagli scandali e dalla crisi e sottoposto ora al giudizio della magistratura), siamo alla Lombardia dello sbiadito e ingrigito localismo maroniano, incapace di indicare una strada credibile per andare oltre l'illusione di poter tornare a correre, senza capire bene in che direzione andare.
Maroni un anno fa ha convinto i lombardi a puntare su di lui per guidare la nostra regione fuori dalla crisi, ma è ora impantanato nell'idea che basti stare fermi e aggrappati a vecchi schemi. Il mondo è cambiato, ma a Palazzo Lombardia ci si illude di poter far finta di nulla.
E' per questo che martedì chiederemo con forza che Maroni dia i segnali di discontinuità promessi, a cominciare dal gesto simbolico di cambiare colui che sta guidando la sanità senza cambiare una virgola rispetto a metodi e abitudini che vorremmo appartenessero solo al passato.
Chiediamo a Maroni, e lo hanno fatto anche i saggi da lui nominati, anche un chiaro e non ambiguo segnale di rinnovamento nella selezione dei dirigenti, a partire dalla fondamentale partita sanitaria: basta con la fedeltà politica e avanti con la competenza.
Di questo ha bisogno la Lombardia. Questo vogliono i cittadini lombardi stanchi di una politica che promette cieli azzurri e pulizia con le ramazze, ma non riesce a staccarsi dalle vecchie abitudini.
Senza questo scatto di orgoglio, anche le cose più semplici e logiche rischiano di rimanere avvolte dall'ombra del sospetto che tutto venga fatto sempre e solo per tutelare qualche interesse più o meno confessabile. Maroni deve dimostrare che vuole davvero cambiare questa deriva: aspettiamo un segnale in tal senso e il dibattito di martedì in consiglio ci pare il momento opportuno. Ci auguriamo che Maroni non perda questa occasione per dimostrare da che parte vuol stare, quella dei cittadini o quella della vecchia politica.

Novità Settegiorni # 272 del 06/06/2014