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Un applauso carico di dubbi e paure

Il presidente Maroni circondato, quasi protetto, dai consiglieri di maggioranza lanciati in un lungo applauso. E' l'immagine che ci consegna la convulsa giornata di martedì, all'indomani della notizia di un avviso di garanzia al governatore lombardo per una vicenda di presunte pressioni per mettere sotto contratto due collaboratrici in società che si occupano della promozione di Expo.
Lasciamo ad altri l'approfondimento della vicenda giudiziaria, che non pare avere al momento risvolti preoccupanti per Maroni e i suoi. Ci permettiamo però di fare qualche considerazione sul clima che si sta creando intorno alla Giunta regionale: una incipiente sindrome da accerchiamento che non si basa tanto su espliciti attacchi o teoremi più o meno giudiziari, ma affonda le radici nella fragilità di una maggioranza che si scopre sempre più litigiosa ad ogni piccola curva del suo percorso.
I toni enfatici e bellicosi utilizzati dai capigruppo della maggioranza nei loro interventi in aula dopo la scarna comunicazione di Maroni riguardo l'avviso di garanzia suonano come un'involontaria manifestazione di nervosismo di fronte a un'azione di governo che stenta a decollare e a un'opinione pubblica che comincia a farsi qualche domanda riguardo la nuova stagione di governo in Lombardia.
Non basta richiamare i risultati ottenuti dal governatore quando è stato ministro dell'Interno, serve dare segnali chiari riguardo la sua attuale autorevolezza ed efficacia. Al momento, al netto delle indagini sulle collaborazioni per Expo, si coglie più di qualche imbarazzo di fronte alla necessità di giustificare incarichi e contratti che riguardano amici e amici degli amici. Hanno un bel rivendicare i consiglieri della maggioranza la plausibilità e, anzi, la necessità di poter contare su persone di fiducia da parte di chi governa, ma qui ci pare proprio che si stia esagerando e che, a forza di promuovere incarichi fiduciari, ci si stia spingendo a una vera e propria occupazione delle istituzioni. Auguriamo a Maroni di poter chiarire tutto quanto i magistrati di Busto Arsizio ipotizzano come potenzialmente irregolare, ma temiamo che il clima fatto di familismo e ricompense alle fedeltà politiche pregresse sia ormai molto diffuso.
Affidare a un caloroso applauso il proprio sostegno al presidente appare così più un segno di debolezza che di forza e le grida del capogruppo della Lega che invita la Giunta a disobbedire alle leggi romane, così almeno si sarà indagati per qualcosa di serio, suonano come un grottesco tentativo di chiamare a raccolta truppe sempre più sparute per una battaglia di retroguardia istituzionale e politica indegna di una regione come la Lombardia, che si dovrebbe porre alla testa dell'innovazione e non nell'ombra di una regressione localistico identitaria.
Il Maroni baldanzoso delle prime settimane di legislatura ha via via lasciato spazio a un Maroni preoccupato di non dispiacere agli alleati e di garantirsi una navigazione tranquilla, ma di piccolo cabotaggio.
Per governare la Lombardia non servono gli applausi compiacenti e impauriti dei consiglieri di maggioranza, servirebbero idee e coraggio di mettersi alla guida di un possibile cambiamento che vada al di là dell'illusione di un'eccellenza lombarda che si possa magicamente perpetuare.

Novità Settegiorni # 278 del 18/07/2014