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La strana politica estera della Lombardia di Maroni

A corto di idee per la Lombardia, Maroni e la sua maggioranza si rifugiano nella politica estera. In barba alle competenze dell'istituzione che dovrebbero amministrare e, ma questo è un dettaglio, al principio di non contraddizione.
Cominciamo dalla Corea del Nord, meta estiva, a quanto pare molto apprezzata, del segretario della Lega Salvini: per l'11esimo anno consecutivo la Corea è il paese che perseguita di più i cristiani nel mondo, almeno secondo il rapporto dell'organizzazione internazionale Open Doors (citata in aula dalla stessa maggioranza). E che cosa dichiara Salvini? Che laggiù, a Pyongyang, ha visto una società che promuove valori che qui da noi sono ormai scomparsi.
Sulla persecuzione dei cristiani in Iraq la Lega però non ha dubbi: va condannata senza timidezze, non escludendo l'uso della forza, con la partecipazione dell'Italia ad operazioni militari internazionali.
A proposito di Kurdistan irakeno, dove la situazione umanitaria è ormai vicina al collasso con circa 2 milioni di profughi, la maggioranza giustamente invoca protezione e assistenza per chi è stato cacciato dalle proprie dimore e fatto oggetto di barbara violenza. Quando si tratta però di attrezzare un punto di accoglienza sanitaria in Stazione Centrale a Milano per dare adeguata assistenza sanitaria ai profughi (magari gli stessi) che approdano qui da noi fuggendo dalle persecuzioni, la risposta delle stesse forze politiche è NO, perché si tratta di strumentalizzazione politica.
L'obiettivo enunciato a più riprese in aula, soprattutto dalla Lega, è la difesa dei nostri valori occidentali e cristiani contro la barbarie. La sensazione è però che questi valori vengano attivati a intermittenza o, quanto meno, che di fronte all'interesse economico debbano rallentare il passo.
Non possiamo interpretare altrimenti quanto sentito a proposito della crisi ucraina. Oggetto degli strali leghisti, questa volta, è l'embargo contro la Russia, che sta causando gravi danni all'economia e alle imprese lombarde. Della serie: quando non costa nulla facciamo pure gli intransigenti e picchiamo duro, se però c'è in ballo un interesse economico, andiamoci piano, perché non ci conviene. Estremizziamo un po', ma il "noi abbiamo le palle" (ci scusiamo per la citazione greve) leghista, ci pare venga attivato secondo criteri di mero calcolo e tornaconto economico.
Per completare il quadro della politica estera del sciur Brambilla (il riferimento non è al nostro capogruppo), tocchiamo il tema dell'autodeterminazione dei popoli, con grandi proclami per la difesa della dignità del popolo russo separatista in Ucraina e un tifo sfegatato per gli scozzesi in procinto di votare riguardo la separazione da Londra. Ma come? A dirlo non sono gli stessi che vagheggiavano macroregioni capaci di unire diversi popoli e che sostengono strategie europee all'insegna della strategia unificatrice tra diverse realtà? Ci citeranno in risposta l'Europa dei popoli contrapposta all'Europa dei burocrati, ma l'impressione è che, anche in questo caso, più di ogni logica valga il bieco interesse particolare.
E speriamo che, più prima che poi, Maroni ricominci ad occuparsi un po' anche della Lombardia.

Novità Settegiorni # 282 del 12/09/2014