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Dopo le mutande verdi la Lega perde anche il kilt

Ci mancava solo di vedere Maroni e Salvini, sempre che intendano ancora mostrarsi assieme, con il kilt e avremmo davvero chiuso un cerchio che ci sembra sempre più assumere le sembianze di un circolo vizioso.
Per provare a rilanciare l'attenzione e il dibattito sulla propria battaglia identitaria La Lega tenta di attaccare il cappello un po' dappertutto, senza la minima volontà di approfondire contenuti e problemi. L'importante è provare a mettersi nella scia dei temi all'ordine del giorno per ottenere quel po' di visibilità che, con le proprie forze e iniziative, le sarebbe ormai quasi impossibile avere.
L'esito dello scottish referendum conta fino a un certo punto, la battaglia continua e ha sempre più il sapore del "parlar d'altro", in attesa che arrivino tempi migliori e con la speranza che il governo Renzi non faccia quel che promette.
Non ci pare una strategia utile ai lombardi che hanno puntato un anno e mezzo fa sull'usato sicuro Maroni sperando che garantisse continuità con le politiche di tutela degli interessi favoriti per quasi vent'anni da Formigoni e, magari, portasse qualche risorsa in più a una Lombardia che poteva così illudersi di farsi gli affaracci propri di fronte alle difficoltà italiane ed europee.
Che cosa rimane ora di tutto questo?
Un bel referendum che potrebbe costare ai lombardi "solo" 30 milioni di Euro e il solito ritornello della virtuosità della Lombardia che, se imitata dalle altre sciagurate regioni italiane, porterebbe a risolvere qualsiasi problema da qui al 2050. Avanti di questo passo arriveremo probabilmente a ipotizzare la costruzione di un muro in corrispondenza dei confini regionali per evitare che il marciume degli altri possa contaminare la purezza lombarda. Abbiamo l'impressione che tutto questo sia solo il prodotto di una paura strisciante che sta sempre più attanagliando la nostra regione, a partire da chi la sta guidando.
Maroni pare avere paura di fallire, ovvero di non riuscire a reggere l'impatto con la responsabilità di mantenere la Lombardia ai livelli che le competono, sul fronte italiano ed europeo. Per questo non passa giorno che non tenti di addossare la responsabilità della sostanziale stasi delle politiche regionali a qualcun altro, governo nazionale in testa.
Maroni pare avere paura di non riuscire a tenere unita la sua maggioranza e così, senza mettere in campo una strategia vera e propria, si limita ad accontentare ora gli uni ora gli altri, nella speranza di poter evitare problemi di tenuta alla propria maggioranza.
Maroni pare avere paura delle grosse partite che ha ereditato, prima fra tutte Expo, che purtroppo continua a riservare pessime sorprese sul versante delle indagini della magistratura. Dopo un anno e mezzo a Palazzo Lombardia, la sensazione è che Maroni su Expo si limiti a stare alla finestra, per evitare di essere travolto dagli eventuali problemi, salvo poi tentare di intestarsi i possibili risultati positivi. Sembrano andare in quest'ottica di volo radente diverse prese di posizione del nostro presidente, dalle formali e superficiali attestazioni di fiducia al commissario Cantone riguardo la possibilità di giungere a una completa trasparenza negli appalti, all'aver affidato l'impegno regionale di promozione di Expo sui territori lombardi ad improbabili sfide itineranti di calcetto la cui efficacia, anche dal punto di vista del rapporto tra costi ed effetti, è tutta da dimostrare.
Maroni pare avere paura di accettare la sfida del cambiamento, gridando (per alcuni versi a ragione) contro le tentazioni centralizzatrici romane e guardando alla costituenda Città Metropolitana come a una minaccia al potere della regione.
Lo abbiamo scritto altre volte: la strategia della paura può servire a rinsaldare il consenso verso politiche di protezione e chiusura, se però diventa la cifra distintiva della non azione di governo, rischia di trasformarsi in un elemento di paralisi, politica e istituzionale.
Non vorremmo improvvisarci gufi padani, ma i sintomi di questa possibile paralisi ci sono tutti e hanno molto a che fare con il circolo vizioso di cui parlavamo all'inizio di queste nostre brevi riflessioni.

Novità Settegiorni # 283 del 19/09/2014