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La Lombardia e la Finanziaria di Renzi

Trentasei miliardi di manovra finanziaria non sono affare da poco. Soprattutto per quanto riguarda il reperimento delle risorse necessarie a reggerla.
Niente nuove tasse, ma spending review, lotta all'evasione e incremento del debito ai limiti di quanto l'Europa consentirebbe.
Anche le regioni non passeranno indenni da questa manovra, visto che, secondo quanto annunciato da Renzi e Padoan, dovranno contribuire con 4 miliardi di minore risorse disponibili. Se aggiungiamo il miliardo e 700 milioni dell'era Monti-Letta, il taglio degli ultimi anni arriva a quota 5,7 miliardi.
Troppo, secondo il coro dei governatori regionali, il minimo sindacale, secondo il governo romano.
Le ultime ore sono state caratterizzate da numerose dichiarazioni, con Chiamparino, presidente del Piemonte e coordinatore delle regioni, a dover interpretare il non facile ruolo di portavoce di un malcontento diffuso, se non unanime: un taglio del genere potrà essere garantito solo con meno servizi o più tasse regionali.
La reazione del Presidente del Consiglio è stata affidata a Twitter, con l'idea di incalzare le regioni sul terreno della razionalizzazione della spesa, cavalcando l'onda di un'opinione pubblica che tende a ritenerle ormai come una delle sacche di spreco più evidenti del Paese.
Anche il presidente Maroni ha reagito e, sollecitato dai giornalisti, ha sottolineato la necessità di applicare i costi standard e di non fare tagli indifferenziati, accusando il Governo di non avere avuto il coraggio di premiare le regioni virtuose e punire quelle che spendono male. Secondo il governatore, questo rende ancora più urgente procedere al referendum per la Lombardia a statuto speciale.
Da Palazzo Lombardia è arrivata anche la voce dell'assessore al bilancio Garavaglia che ha usato toni durissimi (francamente fuori dalle righe) parlando di manovra eversiva e fascista.
I tagli approvati dal Governo sono effettivamente difficili da digerire e applicare al bilancio regionale, ma la direzione in cui va la Legge di Stabilità ci pare corretta e coraggiosa. Per questo ci auguriamo che le dichiarazioni di queste ore siano un segnale forte della necessità di individuare assieme al governo le strade più opportune per ottenere un risultato che non va comunque messo in discussione.
Pare però una volta ancora miope l'atteggiamento della Lombardia di Maroni che, invocando l'autonomia della regione, non fa altro che alzare lo scontro con un governo che è disposto a trattare su proposte e azioni concrete, ma non può certo scendere a patti sul piano della propaganda particolarista.
Mentre a Milano sfilano decine e decine di capi di stato per il vertice Euroasiatico, che fa il presidente Maroni? Sguaina lo spadone dell'autonomia affermando che la Lombardia starebbe meglio da sola.
Ci sembra già di vederlo Renzi, terrorizzato dall'attacco delle camicie verdi, tornare sui suoi passi e concedere più risorse e autonomia al virtuosissimo regno della Lombardia.
Speriamo davvero che all'auspicabile tavolo di confronto con il Governo sulla Legge di Stabilità, la Lombardia non si sieda con l'atteggiamento arrogante di chi si crede già a posto e immune da problemi, sarebbe il modo migliore per non ottenere proprio nulla e per riversare sui cittadini le conseguenze della propria pervicace ostinatezza nel rivendicare una diversità che potrebbe diventare utile solo se messa a servizio di tutti.

Novità Settegiorni # 287 del 17/10/2014