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Maroni minaccia, ma Roma decide

La chiusura di 10 ospedali, il taglio di contributi a scuole e studenti e la cancellazione di gran parte del trasporto pubblico locale lombardo. Un quadro fosco, durato lo spazio di qualche ora.
L'offensiva di Maroni contro i tagli del governo si è conclusa con un tweet del suo staff che recitava: "Su costi standard oggi, almeno sul piano delle parole, c'è stata la svolta da parte del Governo e di @matteorenzi. Ora aspettiamo i fatti".
I più miti consigli del presidente lombardo indicano un'inversione di marcia repentina e l'abbandono di una strategia di contrapposizione frontale che non avrebbe portato a un bel nulla. La sicumera della giunta, sempre pronta a predicare la necessità che tutti debbano imitare la Lombardia, si è trasformata in allineamento alla linea scelta dal coordinatore delle regioni Chiamparino. A saldo invariato, ci sarà ora spazio per concordare il modo in cui raggiungere il risultato degli ormai famosi 4 miliardi di tagli per le regioni.
Si potrà anche sostenere che fosse necessario alzare la voce per potersi sedere al tavolo con più carte da giocare, ma la nostra sensazione è che ormai Maroni e i suoi non la raccontino giusta e che continuino a non spiegare perché, se le politiche della maggioranza forzaleghista sono così positive e lungimiranti, la Lombardia debba aggrapparsi alla propaganda dello statuto speciale per poter balbettare qualche proposta per uscire dalla crisi. Invece di dire "vogliamo fare da soli o sfasciamo tutto", perché non si prova ad assumere una vera leadership nazionale trascinando gli altri a seguire il buon esempio lombardo?
Cominciamo a credere che di buon esempio si possa parlare fino a un certo punto e che sia più comodo sollevare un po' di fumo piuttosto che essere disponibili a mettersi in gioco fino in fondo per offrire il proprio contributo decisivo alla comune sfida di far ripartire l'Italia.
Se la mettiamo sul piano della necessità di applicare i costi standard e di riconoscere e incentivare le buone pratiche delle regioni più responsabili, come PD ci stiamo e non faremo mancare il nostro appoggio, ma se lor signori preferiscono la retorica del "padroni a casa nostra", vadano pure avanti da soli.
D'altronde, come facciamo a fidarci di chi da un anno e mezzo predica la sacrosanta strategia del consumo di suolo zero e ora propone una legge che per i prossimi tre anni finisce per consentire e addirittura incentivare l'utilizzo di tutto lo spazio già concesso in tempi pre-crisi? A parole campioni di ambientalismo e cura del territorio, nei fatti paladini della cementificazione.
Che cosa vuole davvero questa maggioranza per la Lombardia, al di là della richiesta di avere più soldi da Roma?
Ormai, almeno questa è la nostra sensazione, non lo sa neppure il presidente Maroni che si limita ad accontentare ora una ora l'altra forza della sua maggioranza con il rischio, sempre più concreto, di scontentare tutti e di dimenticare che fuori da Palazzo Lombardia ci sono quasi 10 milioni di cittadini che attendono risposte e non si accontentano di cartelloni pubblicitari su ticket e visite fuori orario.
L'unico effetto della minaccia di chiusura degli ospedali e di taglio dei servizi essenziali è stato quello di spaventare i cittadini: non è questo il compito di chi governa. A meno che l'obiettivo non sia solo quello di sopravvivere in attesa di tempi migliori. Ma così ci si condanna a subire le scelte di altri e non si ha neppure la soddisfazione di averci provato. Si può reggere per altri 3 anni e mezzo con questa strategia?

Novità Settegiorni # 288 del 24/10/2014