settegiorni
linea
  torna al sommario condividi:                                       


Tra Parigi e Milano sul filo della libertà

Il Consiglio regionale ha reso omaggio alle vittime di Parigi alla presenza del console generale di Francia.
Due cittadine lombarde tornano a casa dopo lunghi mesi di prigionia in Siria.
Si continua a giocare una pessima partita politico-propagandistica contrapponendo la libertà di culto alla sicurezza dei cittadini lombardi.
Tre notizie che hanno caratterizzato gli ultimi giorni della politica lombarda e che ci dicono molto del clima che si sta vivendo dalle parti di Palazzo Lombardia.
Una regione come la nostra, se volesse rimanere fedele alla propria storia, dovrebbe porsi in prima fila nel proporre un modello possibile di convivenza e confronto, all'insegna del reciproco riconoscimento tra diversi e della capacità di far sì che ciascuno possa dare il meglio di sé per il bene di tutti. Così purtroppo non è e ci troviamo ormai cronicamente trascinati in polemiche che paiono avere un unico obiettivo: la propria visibilità o sopravvivenza politica.
E qui subentra l'altra notizia che nei primi giorni del nuovo anno ha catalizzato l'interesse dei media: l'organizzazione di un convegno sulla famiglia che vede Regione Lombardia associare la propria immagine istituzionale a prese di posizione che poco hanno a che vedere con il rispetto che si deve ai diversi modi di interpretare il proprio essere cittadini capaci di generare relazioni buone e in grado di costruire una convivenza positiva.
L'istituzione non deve essere neutrale, può legittimamente scegliere valori su cui puntare per proporre ai propri cittadini una strada da percorrere insieme per rafforzare il legame sociale su cui si basa la civile convivenza. Ha però un altro e forse ancora più importante compito: non escludere nessuno, rimuovere gli ostacoli che si frappongono di fronte a chi vuole essere pienamente cittadino, come recita la nostra Costituzione all'articolo 3: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Come si sposa questa affermazione a cui tutti dicono di voler aderire con l'atteggiamento che si sta tenendo di fronte ai 400.000 musulmani presenti sul territorio lombardo, la maggioranza dei quali sono cittadini italiani?
Come si giustifica il vero e proprio attacco alla libertà di culto cui stiamo assistendo?
Come si può, a questo punto, pensare che un'istituzione si ponga unilateralmente accanto a chi rivendica il sospetto nei confronti del diverso come criterio principe per garantire una presunta sicurezza sociale?
Enrico di Navarra alla fine del '500 pronunciò la storica frase "Parigi val bene una messa", riaffermando che il sacrificio della conversione al cattolicesimo poteva ritenersi ben compensato dalla conquista del potere sulla città. Siamo ancora fermi là, ovvero ad un uso strumentale della religione e dei diritti?
Milano è la capitale storica della libertà di culto, grazie all'editto con cui Costantino, 1700 anni fa, aprì la strada alla possibilità di professare culti diversi nell'impero e favorì così la fine delle persecuzioni contro i cristiani.
Che fine ha fatto questa anima aperta, solidale e coraggiosa della nostra città e della nostra regione?

Novità Settegiorni # 298 del 16/01/2015