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I lumbard alla nuova crociata

Di fronte ai cambiamenti ci sono diversi possibili atteggiamenti.
C'è chi li affronta e tenta di gestirli con prudenza e coraggio e accetta il rischio del confronto con il nuovo.
C'è chi preferisce tentare di bloccarli o negarli e rimane arroccato alle sue certezze che utilizza come un nido in cui sentirsi sicuro.
Sulla legge per i luoghi di culto la Lombardia, attraverso la sua attuale maggioranza, ha scelto la seconda strada, nella convinzione che possa garantire maggiore sicurezza e serenità per tutti i cittadini.
L'intenzione è positiva, non possiamo negarlo, ma la strada prescelta ci pare poco adeguata alla sfida che pone la presenza di diverse religioni nella nostra regione. In nome della difesa di valori e tradizioni esplicitamente riferite alla fede cristiana, ci si mette nelle condizioni di ostacolare la costruzione di nuovi luoghi di culto con l'idea che questo possa garantire una maggiore tranquillità e sicurezza a tutti i cittadini.
Che fine fa la libertà di culto? E l'attenzione agli altri che si pone alla base della fede cristiana?
Poco importa di fronte alla necessità di evitare qualsiasi possibile rischio di violenza e terrore che la maggioranza, Lega in testa, associa esplicitamente e senza tentennamenti alla religione musulmana considerata costitutivamente contraria alla democrazia e alla libertà occidentale.
In nome di questa convinzione, dettata, a nostro parere, da una visione ideologica più che realistica, la nuova legge sui luoghi di culto, ribattezzata non a caso dalla stampa legge anti-moschee, è stata riscritta più volte per evitare rischi di anticostituzionalità e si è trasformata in un vero e proprio mostro giuridico che penalizza un po' tutte le comunità religiose inserendo vincoli e ostacoli che dovrebbero garantire tranquillità e sicurezza ai cittadini lombardi.
Qual è l'obiettivo di queste norme? A quanto pare, la volontà di far sì che non nascano moschee in Lombardia, perché questo sarebbe l'unico modo per evitare che estremisti e fondamentalisti islamici trovino luoghi in cui infiltrarsi nel nostro territorio.
Il problema è che luoghi di culto clandestini sono già numerosi in Lombardia e queste nuove norme non andranno a incidere minimamente su queste realtà che rimarranno potenzialmente in balia di qualsiasi opacità e conseguente rischio.
Sarebbe questa la sicurezza che si offre ai cittadini lombardi? O non era meglio dire fin da subito che il vero obiettivo di tutta questa storia era il bando che il Comune di Milano ha recentemente emanato per la concessione di tre aree per la costruzione di altrettanti luoghi di culto?
Ora c'è il fondato rischio che emergano profili di incostituzionalità per le discriminazioni tra confessioni che permangono nelle nuove norme nonostante i ripetuti tentativi di correzione secondo un percorso disordinato e concitato.
Un obiettivo, comunque, la nuova legge l'ha ottenuto: un coro unanime di critiche da parte di tutte le realtà religiose presenti in Lombardia.
E' questa la sicurezza che cercavano Maroni e i suoi?
E' questo il modo migliore per difendere valori e tradizioni lombarde?
Crediamo che i cittadini lombardi, compresi gli ormai tanti musulmani che si ritengono e sono tali, meritassero qualcosa di meglio.

Novità Settegiorni # 300 del 30/01/2015