settegiorni
linea
  torna al sommario condividi:                                       


Un inutile e costosissimo referendum

A questo Maroni, il presidente della più importante regione italiana, ha affidato la sua sopravvivenza politica, anzi il futuro della Lombardia stessa.
Sempre più silenzioso, quasi avesse paura di esporsi troppo e finire sotto i colpi del fuoco amico di un centro destra litigioso quanto instabile, il presidente lombardo tenta di rilanciare la propria azione con una mossa che pare agli antipodi della proverbiale concretezza lombarda. Il sciur Brambilla è sempre stato caratterizzato da una testarda e laboriosa inclinazione a parlare poco, lavorare tanto e sfruttare fino in fondo le possibilità che l'apparentemente grigia quotidianità gli offriva. Nell'animo e nella politica lombarda ha sempre fatto capolino una buona dose di etica protestante, dove il rigore e la responsabilità personale facevan premio sulla tendenza, molto più latina, al compromesso e alla furbizia. Aldo Cazzullo, qualche tempo fa, parlava provocatoriamente di meridionalizzazione dell'Italia, sottolineando come le abitudini deteriori (e un po' caricaturali) del sud avessero fatto breccia anche nel sedicente rigorosissimo e pragmatico nord. Ebbene, anche Maroni pare essere scivolato in questa fiumana con la tendenza a scaricare la colpa sugli altri (leggasi il rapace governo romano), a vagheggiare cambiamenti di regole piuttosto che sfruttare fino in fondo le possibilità offerte da ciò che esiste, a rifugiarsi in comode abitudini conservatrici piuttosto che rischiare un cambiamento innovativo. Il paradosso è che, nell'illusione di preservare un'anima ormai smarrita e una ricchezza più presunta che reale, i nuovi paladini della Lega invocano un cambiamento di regole che dovrebbe supplire all'incapacità di confrontarsi con un mondo che cambia e che chiama a nuove sfide.
Siamo così passati in pochi mesi dalla macroregione alla secessione alla veneta, dall'autonomia speciale alla trattativa costituzionale. Con una debolezza di fondo di una politica che non si ritiene in grado di sfruttare i mezzi che ha già a disposizione e vuole continuamente far ricorso a una legittimazione popolare diretta (leggasi referendum) che altro non è se non una dichiarazione di impotenza e una resa di chi ha la responsabilità di guidare le istituzioni. Maroni ha ricevuto un mandato per governare la regione? Lo eserciti fino in fondo, da erede di quel pragmatismo che (temiamo) fu dei lombardi e che ora pare aver lasciato spazio a una saccente quanto sterile propaganda ideologico-identitaria.
E' su questo crinale che sembra essersi saldata un'inedita alleanza tra Maroni e i grillini lombardi.
Il presidente ha bisogno di ottenere uno straccio di simbolico risultato politico, non importa se poco efficace dal punto di vista della concretezza amministrativa: il sì a un inutile e costoso referendum consultivo può essere il totem attorno a cui continuare a danzare per i prossimi mesi.
I grillini, alla ricerca di qualche motivo per sentirsi utili e visibili almeno in Lombardia, hanno la tentazione di seguire Maroni sul crinale scivoloso del referendum affermando di non voler cedere a ragionamenti politici, ma di stare sempre dalla parte dei cittadini. Non senza un trofeo da alzare al cielo, ovvero l'introduzione della possibilità del voto elettronico nelle consultazioni dei cittadini.
Ma quale atto è più politico dell'offrire una stampella a un Maroni in evidente crisi di identità e strategia?
Nulla di cui stupirsi, purtroppo, in tempi densi di populismo più che di politica.

Novità Settegiorni # 302 del 13/02/2015