settegiorni
linea
  torna al sommario condividi:                                       


L'abbraccio dei milanesi a Milano

Sette giorni fa l'inaugurazione di Expo. Una settimana che è sembrata lunghissima, vuoi per le cose accadute, vuoi per quello che ha lasciato a livello simbolico.
L'approvazione dell'Italicum con il contestatissimo ricorso alla fiducia, la scuola scesa in piazza contro la riforma in discussione in Parlamento, le elezioni britanniche, la revoca dei vitalizi ai condannati, l'uscita di Pippo Civati dal PD, la bocciatura del blocco delle pensioni bagnato dalle lacrime della Fornero… I fatti di cronaca si sono accatastati sollecitando in modo vario (e spesso eventuale) l'interesse dei cittadini. Ma l'immagine destinata a rimanere più a lungo nella memoria dei lombardi è quella delle ferite inferte alla città di Milano dai famigerati, e peraltro annunciatissimi, black bloc.
I cittadini milanesi si sono però presi la briga di non farsi scivolare addosso quanto accaduto e di non cedere spazio a recriminazioni e reciproche accuse. Il tentativo di chi era già pronto (e ci ha effettivamente provato) a gettare sui propri avversari politici la responsabilità politica dell'accaduto con una disinvoltura piuttosto acrobatica e spregiudicata si è infranto contro un'autentica scelta politica di migliaia di cittadini milanesi. Scendendo in piazza per pulire concretamente e simbolicamente le strade offese dai violenti neroincappucciati i milanesi hanno voluto riconciliarsi con la propria città respingendo ogni tentativo di lucrare su quanto è accaduto. Qualcuno ha tentato di dipingere la manifestazione di domenica scorsa come una sorta di "Pisapia Pride", ovvero come un tentativo di far emergere una parte della città contro un'altra. In piazza non c'erano però bandiere e, una volta tanto, non c'erano tifosi di questo o di quello; c'erano cittadini che volevano difendere la propria città dall'aggressione cieca e insensata della violenza e che non hanno abbracciato Giuliano Pisapia, ma il sindaco di Milano, simbolo della voglia di recuperare un senso civico che non ha colore.
Le bandiere e le parole di parte si sono viste piuttosto in altre manifestazioni che nei giorni successivi hanno tentato di scaricare responsabilità e di puntare il dito a partire da quanto accaduto. Il messaggio dei milanesi è stato però molto più forte e chiaro: si sono presi la responsabilità di sanare la città ferita e, piuttosto che puntare il dito, hanno usato le mani per pulire e per abbracciare chi è stato colpito dalla furia cieca e insensata dei black nichilisti.
Milano si è così ripresa Expo che rischiava di nascere monca e sporca: il miracolo della fine (o quasi) dei lavori si è completato grazie all'impegno di chi ha lavorato in silenzio e grazie alla marcia dei milanesi che hanno mostrato al mondo che cosa significhi essere cittadini e amare la propria città.
E non è un caso che il neodirettore del Corriere della Sera Luciano Fontana abbia scelto come icona ideale del proprio editoriale programmatico proprio l'immagine dei cittadini milanesi in piazza: Milano si è fatta bella per Expo, ma la grande bellezza che può salvare la città e il Paese intero l'hanno mostrata i milanesi.
Una lezione di grande dignità e maturità civile anche per chi siede nelle istituzioni e fa politica. Un monito per chi crede che i cittadini si possano conquistare a forza di provocazioni e polemiche viscerali e individualiste. I milanesi e i lombardi non amano bandiere o urla (neppure quelle calcistiche, visti i tempi), preferiscono gesti concreti e costruttivi. Lo si ricordi anche dalle parti di Palazzo Lombardia.

la galleria fotografica della giornata su BlogDem

Novità Settegiorni # 314 del 08/05/2015