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La magnifica ossessione

L'economia fatica a ripartire? Per forza, con tutti i soldi che diamo agli immigrati. Il lavoro non c'è? Ce lo rubano i clandestini. La sanità fatica a quadrare i conti? Non potrebbe essere altrimenti con tutti questi stranieri che curiamo a sbafo. Il commercio non regge? Gli extracomunitari hanno rovinato il mercato. I nostri paesi stanno perdendo le tradizioni e le chiese sono sempre più vuote? Bella forza, siamo invasi dai musulmani. L'elenco potrebbe continuare a lungo, fino ad arrivare al tema del turismo che ha occupato l'ultima burrascosa seduta del consiglio regionale: il turismo fatica a decollare? Colpa dei profughi, anzi, degli albergatori che accettano di ospitarli e tolgono risorse preziose a chi sceglie il rischio di fare davvero il mestiere dell'imprenditore turistico.
Per la maggioranza lombarda l'immigrazione sta diventando una magnifica ossessione. Non c'è provvedimento che passi all'attenzione dell'aula o delle commissioni in cui non si trovi un articolo dedicato alla necessità di porre argine all'invasione degli stranieri che, spacciandosi per profughi in fuga da guerre e persecuzioni, si intrufolano nelle nostre terre per cambiarci i connotati culturali, sociali, religiosi e per spolpare la nostra economia lombarda che, senza questa fastidiosa presenza estranea, correrebbe verso uno sviluppo a doppia cifra.
La magnifica ossessione, come dicevamo, ha fatto la sua comparsa anche nella legge sul turismo che, dopo mesi di confronto in commissione all'insegna di una costruttiva collaborazione tra tutte le forze politiche, si è trasformata in una sorta di manifesto contro coloro che approfittano dei soldi pubblici offerti per chi dà accoglienza ai profughi per tenere il sedere sul cuscino e non fare il mestiere di albergatori correndo i rischi del mercato: per chi negli ultimi tre anni si è reso complice dell'invasione, la nuova legge stabilisce che ci sia lo stop immediato dei contributi regionali.
A onor del vero, gli emendamenti proposti dalla Lega erano molto più drastici e prevedevano la revoca temporanea della licenza e multe fino a 10mila euro. Troppo per il Nuovo Centro Destra che, in nome del valore dell'unità e della sopravvivenza della maggioranza che sostiene Maroni, si è speso in una lunga trattativa interna che ha portato a smussare il provvedimento fino a trasformarlo in una "semplice" revoca dei contributi regionali per la manutenzione e la ristrutturazione degli alberghi. Non c'è che dire, una brillante negoziazione all'insegna della difesa dei valori che fino a qualche tempo fa qualcuno definiva non negoziabili.
Sui giornali si è parlato solo di questo e gli altri aspetti della legge, in gran parte condivisibili e utili per rilanciare il turismo lombardo, sono stati del tutto trascurati. Le giuste recriminazioni di chi ha lavorato per mesi a un provvedimento condiviso sul turismo e si vede ridurre tutta la questione a un emendamento contro l'accoglienza diventano però lacrime di coccodrillo quando provengono da chi ha scelto di votare a favore della magnifica ossessione leghista.
Come PD avremmo anche potuto adottare una strategia diversa e far finta di nulla, lasciando che la trovata padana scivolasse via nell'indifferenza e con il peso che va dato a provvedimenti inutili e solo simbolici, ma come potevano voltarci dall'altra parte di fronte all'ennesimo atto di totale disprezzo dei più elementari valori sociali e umani? Come altro si può definire un atteggiamento penalizzante, se non persecutorio, nei confronti di chi accetta di aiutare persone in difficoltà?
La vulgata leghista è ormai nota: quello degli immigrati, anzi, dei clandestini, è solo un grande business che gonfia le tasche di chi dice di voler fare accoglienza e fa, in realtà, solo soldi alle spalle dello Stato e degli immigrati. Non possiamo accettare queste semplificazioni. Sono offensive nei confronti di chi tenta di dare il suo contributo alla risoluzione di un problema enorme come quello dell'immigrazione e non contribuiscono a stanare quelli che fanno davvero i furbi e che vanno individuati e perseguiti a norma di legge. Bene ha fatto, allora, il nostro capogruppo Enrico Brambilla a concludere il suo intervento in aula citando Bob Dylan e la sua "Blowin' in the wind". Di fronte alla magnifica ossessione leghista e alle trovate propagandistiche della banda Maroni vien davvero da chiedersi: "Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?".

Novità Settegiorni # 330 del 18/09/2015