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La follia di Parigi e l'irresponsabilità di casa nostra

Quello che è accaduto a Parigi ci ha sconvolto. Vedere minacciata e violentata la libertà di passare del tempo insieme agli altri in luoghi di aggregazione e divertimento è un micidiale colpo al nostro stile di vita europeo e occidentale.
Il presidente francese Hollande ha promesso una reazione spietata, ben sapendo che il nemico è tutt'altro che facile da colpire, ma ha anche fatto appello, per la prima volta nella storia dell'Unione, all'articolo 347 del Trattato dell'Unione Europea che recita: "Gli Stati membri si consultano al fine di prendere di comune accordo le disposizioni necessarie ad evitare che il funzionamento del mercato interno abbia a risentire delle misure che uno Stato membro può essere indotto a prendere nell'eventualità di gravi agitazioni interne che turbino l'ordine pubblico, in caso di guerra o di grave tensione internazionale che costituisca una minaccia di guerra ovvero per far fronte agli impegni da esso assunti ai fini del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale".
Di fronte alla minaccia del terrorismo fondamentalista si invoca una reazione corale, che permetta di fare fronte comune nei confronti di una follia che ha inteso colpire al cuore le nostre istituzioni. Una situazione di questo tipo, inedita per la recente storia dell'Europa, richiede un di più di responsabilità collettiva, nella consapevolezza che la minaccia è grave, che la risposta non può essere improvvisata e che nessuno ha in tasca la soluzione giusta per limitare o sconfiggere una follia che difficilmente può essere interpretata e gestita con criteri razionali e conseguenti provvedimenti di sicura efficacia. Chi guida le istituzioni, in frangenti come questo, ha la responsabilità di garantire una risposta univoca e corale, nella quale ciascuno garantisca tutto l'impegno possibile per tutelare la sicurezza dei cittadini.
Dobbiamo però registrare come, purtroppo, la responsabilità che pareva aver caratterizzato, salvo poche eccezioni, le prime ore dopo gli attacchi di Parigi ha lasciato il posto a tentativi di conquistare la scena mediatico sociale all'insegna di un protagonismo che lascia quantomeno perplessi. Di fronte a una minaccia comune sarebbe necessario riconoscere e sostenere il ruolo istituzionale di chi è chiamato a ricoprire ruoli determinanti per la sicurezza di tutti. Che senso ha continuare ad attaccare il ministro dell'interno definendolo, quando va bene, inadeguato e incapace di garantire i cittadini? Se ci sono proposte operative e buone idee, queste vanno avanzate nelle sedi corrette affinché vengano messe a disposizione dell'intera comunità nazionale. Non siamo di fronte a una fase di ordinaria amministrazione, perché altrimenti Hollande e altri leader europei e mondiali si sarebbero definiti come vittime di un vero e proprio atto di guerra?
Di fronte a tutto ciò vedere il presidente Maroni che attacca di continuo il governo e tenta di guadagnare spazio con iniziative di sapore esclusivamente mediatico, lo confessiamo, ci mette una grande tristezza. Perché abdicare al proprio ruolo istituzionale solo per ritagliarsi un po' di spazio politico che, evidentemente, si è incapaci di consolidare con la propria azione quotidiana di governo? Limitarsi ad accusare lo stato centrale di non essere in grado di garantire la sicurezza dei cittadini e approfittare dell'emozione di questi momenti per rilanciare la propria strategia propagandistica sono atti di cortissimo respiro e a forte rischio di irresponsabilità.
La sfida dovrebbe essere quella di dimostrare unità, osiamo anche utilizzare il termine nazionale, per far sì che la risposta al terrore non sia la paura (che evidentemente a qualcuno pare far comodo), ma una solidarietà diffusa che deve trovare nell'Europa il punto di forza. Ma se non riusciamo neppure ad esercitare un minimo di responsabilità istituzionale in casa nostra…

Novità Settegiorni # 339 del 20/11/2015