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Neppure di fronte ai morti di Parigi

La propaganda della Lega non si ferma neppure di fronte ai morti e alle minacce del terrorismo. Nonostante gli appelli all'unità giunti dallo stesso presidente Maroni, la sua maggioranza ignora qualsiasi ragione e tira dritta lungo una strada che è francamente difficile da comprendere e giustificare.
Dopo i tragici fatti di Parigi, oltre alla solidarietà "luminosa" di Palazzo Pirelli, il Consiglio regionale ha programmato una commemorazione e una seduta straordinaria per discutere di quanto accaduto. Al di là del ritardo con cui ci si è mossi, l'occasione pareva propizia per lanciare un segnale di unità e di impegno a far sì che non ci sia alcuno spazio per la folle strategia di chi vorrebbe seminare terrore e divisioni nel cuore dell'Europa.
Così purtroppo non è stato. La composta (o distratta?) partecipazione al lutto della Francia manifestata in apertura della seduta di martedì, il giorno dopo ha lasciato spazio ad atteggiamenti al limite della provocazione in quella che doveva essere una discussione sul compito che la regione dovrebbe svolgere nel partecipare alla lotta contro il terrorismo di matrice islamico fondamentalista.
Al di là dell'ormai cronica assenza di Maroni e dei suoi assessori alle sedute del Consiglio (almeno questa volta potevano anche fare un piccolo sforzo in più…), il dibattito è stato accompagnato da una sorta di coro da tragedia greca proposto dai consiglieri leghisti che hanno letto passaggi dei libri in cui Oriana Fallaci ha denunciato la minaccia islamica e l'incompatibilità di quella cultura con il mondo occidentale. Una trovata forse interessante dal punto di vista mediatico, ma di ben poco costrutto se si intendeva individuare qualche azione concreta da parte di un'istituzione come Regione Lombardia.
Nella distrazione generale dell'aula, il dibattito si è trascinato fino al primo pomeriggio per giungere a votazioni separate su tre ordini del giorno presentati da maggioranza, Movimento 5 Stelle e PD con Patto Civico. Alla faccia degli inviti all'unità.
Per noi era impossibile approvare un documento di maggioranza la cui unica proposta concreta sembrava quella di imporre a livello nazionale una legge anti-moschee sul modello di quella lombarda, peraltro già impugnata dal Governo per sospetto di anticostituzionalità.
Pensiamo davvero di poterci difendere dalla minaccia del terrore alzando muri e impedendo che i tanti musulmani ormai presenti nel nostro Paese abbiano dei luoghi in cui pregare senza doversi per forza arrangiare con soluzioni al limite o spesso anche al di fuori dell'agibilità e della legalità? Crediamo che il fare la voce grossa leggendo le invettive della Fallaci possa in qualche modo esaurire il nostro impegno per difendere o promuovere i valori che i terroristi vorrebbero mettere in discussione?
Esiste però anche un problema politico.
Maroni, lo dicevamo, aveva chiesto con chiarezza di giungere a una posizione comune. Chi non ha voluto arrivare a questo obiettivo è la Lega che per prima ha abbandonato il confronto costringendo i propri alleati a un voto che aveva il sapore di una prova di tenuta della maggioranza più che del risultato di un confronto nel merito della questione.
Delle due l'una: o Maroni ha finto di fare appello alla responsabilità e all'unità per scatenare poi i suoi in una battaglia identitaria, o il presidente non riesce più a controllare una Lega che è sempre più percorsa da fremiti salviniani. Qualunque sia la risposta, Maroni ne esce piuttosto malconcio.
Da parte nostra, ribadendo la solidarietà al popolo francese e alla famiglia di Valeria Solesin, siamo convinti che in momenti così complicati e dolorosi la propaganda dovrebbe lasciare spazio alla responsabilità. Ma quest'ennesimo, discutibile passaggio consiliare guidato dalla Lega ci ha confermato non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Novità Settegiorni # 340 del 27/11/2015