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Tra adattamento, rassegnazione e vittimismo

La capacità di adattamento è la carta vincente della specie homo sapiens che, in questo modo, ha vinto la concorrenza degli altri esseri viventi e ha finito per dominare il pianeta Terra. Questo però significa anche che noi uomini finiamo per abituarci a tutto e tendiamo a vivere seguendo la strada che ci costa meno impegno e fatica, nell'illusione che spetti ad altri il compito di pensare e agire perché il futuro non sia una mera ripetizione del presente.
Un incipit a metà tra l'evoluzionismo e la filosofia della storia per dire, molto banalmente, come anche noi lombardi non facciamo eccezione: ci stiamo abituando o rassegnando a tutto. Anche a Maroni.
Ci stiamo rassegnando a un sistema sanitario che scricchiola sempre di più e, cullandosi su proclami di eccellenza, mette a dura prova operatori e cittadini che si trovano a dover fare i conti con la necessità di mantenersi in buona salute. L'impressione è che la grande macchina della sanità lombarda prosegua la sua corsa in folle. Il motore gira, ma lo fa a vuoto, senza che nessuno guidi davvero la macchina che continua ad avanzare senza alcun controllo e senza alcuna spinta propulsiva. Vi pare sensato che da ormai quasi nove mesi la Lombardia non abbia un assessore alla sanità e che il presidente tenga per sé la delega che muove più o meno l'80% del bilancio regionale? Ci siamo abituati anche a questo e la scelta del nuovo assessore rischia di diventare una partita giocata sul filo degli equilibri politici più che un'occasione per dare una guida salda e innovativa al sistema sanitario più importante d'Italia.
Ci stiamo rassegnando anche a una politica che si limita ad assecondare gli umori della gente, senza riuscire ad immaginare prospettive in grado di dare risposte che vadano al di là della pura conservazione di ciò che vediamo davanti al nostro naso o che custodiamo a casa nostra. Cambiare costa fatica, è vero, ma chi non si adatta al mondo che cambia finisce in tribuna, mentre altri giocano sul campo la partita del futuro. Ma c'è di più: rassegnandoci alla paura e teorizzando che ogni difesa è legittima, non facciamo altro che teorizzare che l'unica possibile strada per fronteggiare il nuovo che avanza sia il chiuderlo fuori dalla porta blindata di casa nostra, nella speranza che nessuno tenti di entrare in quel piccolo mondo sicuro e sempre più antico che è la nostra individualissima proprietà privata. La primaria necessità di sentirsi sicuri in casa propria deve essere garantita da una politica capace di guardare avanti, non può diventare l'unico argomento di una classe dirigente che più che difendere i cittadini vuole difendere se stessa. La porta blindata può funzionare per difendere casa nostra, ma non può diventare un progetto politico per la Lombardia.
Ci stiamo rassegnando anche a una politica che non lotta contro le diseguaglianze, ma preferisce mantenere una situazione in cui chi può potrà sempre di più e chi non può potrà al più godere di qualche aiutino o sussidio che dir si voglia. Dov'è finita la Lombardia che ha saputo valorizzare il merito e garantire a chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco di cambiare la vita propria e degli altri? La Lombardia che non ha mai avuto paura del nuovo e ha accolto e agevolato chi ha l'ha scelta come luogo in cui investire i propri talenti? Domande che non trovano risposte con le misure che il nostro governatore ha voluto battezzare come "Reddito di autonomia". Una misura che avrebbe dovuto attivare a abilitare i più fragili affinché potessero rimettersi in gioco e offrire il proprio contributo allo sviluppo della Lombardia si è trasformata in una serie di interventi dal sapore prettamente assistenzialistico che hanno davvero poco a che fare con quell'autonomia di cui si ammantano. La Regione, novello sovrano che protegge i propri sudditi, offre loro qualche risorsa, importante, ci mancherebbe, ma finalizzata a mantenerli nel proprio stato e non certo in grado di dare una scossa alle diseguaglianze.
Lo spirito di adattamento è caratteristica vincente del genere umano e del genere lombardo più in particolare, ma se si trasforma in rassegnazione a una mediocrità che si preoccupa di difendere l'esistente finisce per diventare un grosso handicap.
La Lombardia in trincea che Maroni sta costruendo con la propria inazione di governo rischia di essere l'ideale terreno di cultura per il virus della rassegnazione e del vittimismo. Tentazioni a cui mai prima d'ora il popolo lombardo aveva ceduto.

Novità Settegiorni # 359 del 29/04/2016