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Il martedì nero del Consiglio

Dopo il lunedì nero delle Borse, il mercoledì da leoni dei surfisti, forse, sarà ora di cominciare a parlare di martedì buio del consiglio regionale lombardo.
Sarà un caso, ma polemiche e notizie giudiziarie che riguardano il Consiglio piovono sul Pirellone, di solito, proprio il martedì. Sarà perché nel giorno in cui si riunisce l'assemblea plenaria regionale ci sono telecamere e giornalisti o per un puro e semplice caso del calendario, ma tant'è, martedì scorso abbiamo vissuto una pagina difficile per l'istituzione regionale.
Giornata dura anche e soprattutto per il PD, con l'annuncio improvviso dell'arresto del sindaco di Lodi Simone Uggetti, accusato di turbativa d'asta per una vicenda legata alla gestione delle piscine del comune.
Giornata durissima, però, soprattutto per l'istituzione regionale che per ore non ha potuto iniziare i lavori a causa dell'occupazione della presidenza dell'assemblea da parte dei consiglieri del Movimento 5 Stelle contro la presenza e la volontà di intervenire di Mario Mantovani. Legittimo manifestare il proprio disappunto per l'atteggiamento di un imputato in attesa di giudizio che, pur avendo diritto al reintegro in consiglio, ha utilizzato questa sua facoltà in modo inopportuno ed eccessivo, ma da qui a impedire per l'intera mattinata l'inizio dell'assemblea regionale c'è una bella differenza. Ormai siamo arrivati al punto che, di fronte alle intemperanze dei consiglieri pentastellati, anche il regolamento consiliare finisce per non reggere più, tanto che è servito l'intervento della Digos per consentire l'inizio della seduta. Nulla di drammatico, s'intende, anche perché i colleghi dei 5 Stelle ridevano allegramente (e superficialmente) delle loro gesta, ma è lecito e logico piegare l'istituzione alle proprie esigenze di esposizione mediatica? E' così che si esercita la propria responsabilità di rappresentante dei cittadini? Permetteteci di avere qualche dubbio.
Quanto a Mario Mantovani, aveva pieno diritto di essere reintegrato una volta cessato il provvedimento di custodia cautelare a suo carico, ma aveva anche il dovere di non utilizzare il ruolo di consigliere per una discutibile arringa a propria difesa. Opportunità avrebbe richiesto una sorta di autosospensione dal ruolo in attesa dell'ormai imminente processo, ma evidentemente abbiamo visioni diverse riguardo il rispetto e il modo di stare nelle istituzioni.
Ma torniamo al caso di Lodi, sul quale non intendiamo essere reticenti.
L'arresto di Simone Uggetti ci colpisce profondamente per la stima che abbiamo nei suoi confronti e per la dedizione che ha sempre dimostrato a servizio della propria città. La magistratura fa il suo mestiere e nessuno intende metterlo in discussione, ma consentiteci di avere qualche perplessità sull'utilizzo della carcerazione preventiva. Ci auguriamo che Uggetti possa chiarire la sua posizione. A margine della sua vicenda ci pare però doveroso esprimere un dubbio: qual è il confine tra una legittima discrezionalità di un sindaco nell'orientare le scelte della sua amministrazione e l'abuso d'ufficio o, nel caso specifico, la turbativa d'asta?
Un sindaco, per tutelare se stesso, finirà per applicare prudenzialmente le norme lasciando, di fatto, il governo della cosa pubblica a funzionari che, si spera, siano se non altro solerti. A questo punto, perché non affidare le amministrazioni locali a un unico funzionario pubblico e assegnare i bandi con un sorteggio che non fa torto a nessuno? Ma è un discorso lungo e complesso sulle funzioni e le prospettive della politica.
Non possiamo però, per non perdere l'abitudine, esimerci dal dare qualche spazio anche a Maroni, che ormai si è affezionato al legittimo impedimento come strumento per rimandare il processo che lo vede imputato. Ora scopriamo che il fatto di essere candidato per il Consiglio Comunale di Varese è un impedimento alla sua partecipazione alle udienze e il suo avvocato invoca addirittura la par condicio per evitare il giudizio al suo assistito in nome del fatto che debba essere sul territorio per fare campagna elettorale. Evidentemente a Maroni interessa più Varese della Lombardia che i cittadini gli hanno chiesto di governare. Se proprio ci tiene così tanto, lo assecondiamo: se darà le dimissioni da governatore per fare il consigliere a Varese, non gli faremo mancare il nostro sostegno per rendere effettive le dimissioni.

Novità Settegiorni # 360 del 06/05/2016