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La grande illusione della casa in Lombardia

Chissà cosa penseranno Luca, Mina e il loro piccolo Ryan, in attesa da 7 anni di una casa popolare a Milano. L'approvazione della nuova legge sulla casa, avvenuta martedì in Consiglio regionale, cambierà qualcosa per loro?
Ce lo auguriamo, anche se loro e gli altri 20.000 in attesa di alloggio nella sola Milano hanno tutto il diritto di chiedere che cosa è accaduto negli ultimi 20 anni in una regione come la Lombardia che ha politici che tuonano contro occupazioni abusive, presunti favori agli stranieri, degrado nelle case popolari, ma da troppo tempo non spostano di un centimetro quell'emergenza casa che pare essere ormai diventata una malattia cronica di Milano e della Lombardia.
La riorganizzazione delle Aler, approvata in pompa magna nel novembre 2013, avrebbe dovuto far cambiare passo alla gestione dell'edilizia residenziale pubblica lombarda e togliere l'Aler Milano dal gorgo in cui era caduta, precipitandola in una situazione finanziaria già oltre il dissesto. Da allora la Giunta non ha fatto altro che pompare fondi nell'Aler Milano, senza però riuscire a raddrizzare una situazione che pare ancora disperatamente critica.
Ci dissero in Consiglio che era necessario cambiare le regole per l'assegnazione degli alloggi, ma senza avere troppa idea di che cosa fare, visto che la maggioranza ha presentato tre diverse proposte di legge prima che la Giunta si decidesse a partorire un'idea sulla possibile riforma.
Dopo mesi passati attendendo gli esiti di un gruppo di lavoro che pareva non avere mai fine, Maroni ha stabilito che la legge dovesse arrivare in Consiglio entro la fine di giugno ed è partita una corsa affannosa che si è conclusa con il solito tira e molla in aula, tra pause di riflessione della maggioranza e rinvii a provvedimenti di Giunta.
Le principali novità della nuova legge dovrebbero essere il passaggio dalla logica dell'offerta a quella della domanda e la conseguente fine delle graduatorie con l'inizio dell'assegnazione mirata delle singole abitazioni sulla base delle richieste degli aspiranti inquilini. Il tutto governato da un sistema informatico che dovrebbe magicamente incrociare domanda e offerta e far sì che nessuno rimanga senza l'alloggio più adatto per lui.
Cosa ne diranno Luca, Mina e Ryan?
Stando alle dichiarazioni entusiaste della maggioranza regionale, dovrebbero entrare sul portale dedicato, presentare la loro bella domanda e attendere, nel giro di qualche giorno, che arrivi la risposta con l'indicazione dell'alloggio loro assegnato.
Tutto questo nel favoloso mondo di Maroni. Che, al momento, esiste solo nelle dichiarazioni di voto dei consiglieri di maggioranza e nelle conseguenti note stampa affidate ai media regionali.
La realtà è profondamente diversa e ci propone, soprattutto a Milano, un patrimonio di edilizia popolare inadeguato alla domanda e in condizione di degrado tali da non poter essere assegnato, oltre a una cronica mancanza di case da assegnare a chi ne farà richiesta. Quanto alla piattaforma informatica, la legge stanzia 600 mila euro per provare a far funzionare un sistema che già esiste, ma riesce a fatica a dare conto delle case esistenti, figuriamoci se poi è in grado di dire a chi sono assegnate e quali sono le condizioni economiche di chi già vi abita.
Per il resto, la nuova legge ha tanto il sapore di un provvedimento bandiera, che enuncia principi formalmente innovativi, ma rischia di rendere ancora più difficile la vita di quelli, come Luca, Mina e Ryan, che attendono un alloggio e si trovano in una condizione di disagio e fragilità. Saranno i comuni, dice la legge, a prendersi cura di loro, ma con quali risorse e con quali alloggi (soprattutto a Milano) è tutto da vedere.
Come avrete intuito, come PD abbiamo votato contro la nuova legge.
Finché non ci sarà il coraggio di mettere nuove, significative risorse sulla casa, l'attesa di Luca, Mina e Ryan non avrà fine e la loro sfiducia nei confronti delle istituzioni non potrà che continuare a crescere.

Novità Settegiorni # 367 del 01/07/2016