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RIORDINO CULTURA: UNA NORMA POCO CORAGGIOSA

Approvato in commissione il riordino delle leggi di settore. Ma non sono state fatte vere scelte. Il nodo del dialetto

È prevista per fine mese la discussione del progetto di legge sul riordino normativo in materia di cultura, che dopo circa un anno di lavoro, durante il quale sono stati auditi i protagonisti del settore, è giunta in votazione in commissione Cultura.
La normativa ha assimilato i contenuti di 20 leggi adottate dalla Regione nel tempo, compresi i beni culturali, la loro gestione e valorizzazione, le attività culturali e lo spettacolo. Poche le novità fra cui l'inserimento della salvaguardia della lingua lombarda.
Il Gruppo del Pd si è espresso con un voto di astensione per riconoscere la buona volontà della maggioranza di andare incontro alle richieste della minoranza, che ha presentato oltre 90 emendamenti.
"Eravamo partiti con molti dubbi, ma riconosciamo il dialogo che c'è stato tra le parti in queste settimane di discussione - ha dichiarato Fabio Pizzul, capogruppo in commissione, al momento della dichiarazione di voto -. La legge è senz'altro utile, perché unifica norme che prima erano scorporate, ma immaginavamo più elementi di innovazione. Per questo il nostro è un voto di astensione. Tuttavia, riconosciamo che la riunificazione delle varie leggi è un buon punto di partenza per chi opera nel settore culturale e, in futuro, per chi avrà il compito di fare delle vere e proprie politiche culturali, magari quando la maggioranza regionale sarà finalmente di diverso colore".
Uno dei punti più discussi è stato quello che la maggioranza intendeva relativo alla 'lingua lombarda', definizione contestata dal Pd e da tutta l'opposizione in quanto non corrispondente, dal punto di vista scientifico, al complesso dei dialetti che compongono la parlata regionale: "Sottolineiamo la necessità di fugare ogni dubbio sull'eventuale forzatura per un uso istituzionale del dialetto lombardo nell'ottica di introduzione a livello di istituzioni o di insegnamento nelle scuole - ha chiarito, sempre in seduta, Pizzul -. L'importante è che poi la legge non diventi una scusa per spingersi verso forzate ipotesi di 'lingua' costruita artificiosamente e strumentalmente, quasi a voler passare sopra la storia e l'utilizzo effettivo dei singoli dialetti lombardi, i quali, invece, vanno valorizzati nelle loro peculiarità e sui territori".
Critico il Pd anche sulla norma finanziaria poiché le risorse dedicate al settore sono esigue. In sintesi, per Pizzul e colleghi "la Giunta Maroni non è stata coraggiosa".

Novità Settegiorni # 372 del 09/09/2016